Factory Rose

Scritto da Valentina Verrocchio. Postato in FILM

Factory RoseYu-lan gestisce un emporio con la mamma e riceve regolarmente le visite di Sao-yan, studente benestante. Un giorno Yu-lan reagisce male alle avances di un piccolo scugnizzo di quartiere, che immediatamente manda i suoi tre amici nullafacenti a derubare e distruggere il negozio. Durante tale bravata, la mamma di Yu-lan rimane gravemente ferita, e in punto di morte confessa di aver sempre mentito circa il papà di Yu-lan: non è morto e, anzi, bisogna andare a cercarlo e contare, da quel momento in poi, su di lui. Yu-lan lo trova: il papà la accoglie in casa ma le chiede di essere chiamato zio, per non creare problemi alla sua attuale moglie e a suo figlio. Yu-lan dunque ha un fratello, il quale, tra le tante persone possibili, altri non è se non il piccolo scugnizzo di quartiere! La vita nella nuova casa, allora, si prospetta per niente facile...
Piccola povera Ng Kwun-lai, sempre con le valigie pronte e sempre malvoluta e maltrattata da tutti. Factory Rose potrebbe intitolarsi Candy Candy, ossia la storia infinita di una ragazza che piange un sacco e che non ha fatto niente di male, a parte aver dato uno schiaffo a un cretino senza poter immaginare che dietro al cretino si nascondesse un'anima da fratello innamorato e viziato. Per tutto il film il tabù dell'incesto viene più volte sfiorato, senza essere però mai infranto. Il che dà la possibilità a Mak Gei di essere spesso in scena (molto più di Wu Fung), dimostrando tutto il suo valore di attore eccellente, davvero eccellente, seppure nella tipica veste di cattivo (mai comunque grossolana, la psicologia del personaggio che interpreta. Da manuale la scena in cui un Wu Fung ossequioso e aperto gli porge la mano per presentarsi, e lui, fino a un momento prima apparentemente ben disposto, la svia accendendosi una sigaretta e andando a sprofondarsi sul divano con un sorriso di traverso che è anche preoccupazione pura per questo nuovo intruso che lo alienerà ulteriormente, allontanandolo sempre di più dalla ragazza di cui si è innamorato. Di scagnozzi di quartiere il cinema di Hong Kong è pieno, e infatti uno dei suoi pregi immensi è quello di saper dare un'anima ai cattivi!). Interessante notare però che per tutto il film, nei corpo a corpo, non è mai Mak Gei che passa alle vie di fatto e alle mani, bensì Wu Fung, ossia il classico bravo ragazzo di buona famiglia che compra l'anello con cui suggellare il suo amore per la fidanzata disastrata con i soldi ricevuti in regalo dal padre... Un Wu Fung non al meglio, semplicemente perché non il fulcro della storia, sebbene fedele, ammodo, realmente innamorato e serio (anche se si sganascia dal ridere, e questa è la sua scena migliore, nel veder apparire Ng Kwun-lai sformata dentro uno dei suoi pigiami, durante la preparazione di un ricovero di fortuna, nella stanza degli ospiti di casa di Wu Fung; lui accucciato per terra sul copriletto, e lei nel letto beata e timida, almeno fino a quando non torna il padre di Wu Fung e imbestialito per questa ennesima bambinata del figlio testone incaponito dietro questa figlia di nessuno, fa una scenatache annienta tutto l'incanto). Ng Kwun-lai è Ng Kwun-lai, ossia una ragazza normale, né particolarmente bella né particolarmente ricca di iniziativa o audacia. Utilissima nelle storie fatte di molti personaggi, perché fisicamente incapace di attirare tutta l'attenzione su di sé. Factory Rose è girato molto bene, con svariati dettagli che lo rendono via via più interessante, nonostante l'inizio sia un po' iper drammatizzato e nonostante l'evoluzione degli eventi appaia a volte piuttosto prevedibile (ma insomma tutti i drammi girano attorno a una serie di regole limitate, e allora questa storia della prevedibilità comincia a sapere di cinismo da critico che vede troppi film, e dunque occorre andarci piano con le accuse, meglio forse vedere meno film e imparare a rispettarli di più!). Wong Toi, il regista, qui di certo non arriva ai livelli di, per dire, Ng Wui. Ma è di sicuro un bravo artigiano al quale affidarsi tranquilli per un paio d'ore di vicissitudini sì drammatiche ma mai stupide.

Hong Kong, 1964
Regia: Wong Toi
Soggetto / Sceneggiatura: Hui Wan
Cast: Ng Kwun-lai, Wu Fung, Mak Gei, Lee Pang-fei, Lok Gung

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