"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Family

FamilyVita e morte di una famiglia medio-borghese di inizio secolo. La rigida impostazione feudale fa sì che il pater familias, il nonno autoritario Ko, abbia in mano le redini dell'intero ecosistema e, incurante dei reali desideri dei parenti, impone le sue regole senza che nessuno possa opporsi al suo volere. Il nipote più grande, Kok-sun, per esempio, è costretto a sposare una donna che non ama e a rinunciare alla cugina per cui spasima. Allo stesso modo il più giovane, Kok-wai, vede la ancella con cui flirta suicidarsi pur di non essere costretta a fare la concubina per un vecchio laido; a pagare le conseguenze del suo gesto sarà invece una domestica altrettanto sfortunata. Il colpo di grazia all'anziano progenitore è dato prima dal secondo nipote, Kok-man, che fugge di casa in cerca di libertà, e quindi dal figlio, che con la sua ingratitudine porta il padre a morire di crepacuore.
Tratto da un famoso romanzo autobiografico di Ba Jin, Family è il primo tassello di una celebrata trilogia che comprende anche Spring di Lee Sun-fung e Autumn di Chun Kim. Ng Wui lavora il testo originale con rispetto ma al tempo stesso con l'autorità e la competenza di chi ha assimilato i punti chiave della fonte e ne vuole rielaborare senza presunzione stile e temi per meglio adattarne carica e ampiezza a un mezzo d'espressione differente. Il capolavoro cinematografico che ne deriva va oltre la definizione di trasposizione e piuttosto incarna in un colpo solo realismo letterario e cinematografico, velleità autoriali, passioni e il sano gusto di raccontare un storia lunga, bella, appassionante, impegnativa ma anche educativa. Il piglio morale tipico del miglior Ng Wui parte dalla critica al feudalesimo familiare cinese e ne trae conclusioni amarissime. Ma in primis è soprattutto la realizzazione dell'opera, di altissimo livello, che la nobilita ben oltre i significati impliciti ed espliciti dei messaggi universalmente recepibili e condivisibili, dei sottotesti politico-polemici.
Il monumentale tour de force registico è un piacere per gli occhi, la composizione delle inquadrature è solo apparentemente semplice, in realtà ricercata e originalissima (il pre-suicidio, genialmente onirico; gli sguardi degli amanti delusi che si incrociano nella notte; alcune sequenze quasi espressioniste con giochi d'ombre e dialoghi accennati), i momenti di dolore sono strazianti atti di bravura. Su tutti troneggia lo ieratico Lo Tun, padre-padrone della peggiore specie, che vessa i nipoti - Ng Cho-fan, Cheung Ying e Cheung Wood-yau, un tris d'assi schierato con immensa competenza - e li costringe all'infelicità. Il quadro attoriale prevede stelle di ogni grandezza, tanto che il risultato è, inevitabilmente, un magnifico esempio di coralità recitativa, in linea con l'eccellenza di tutti gli altri aspetti dell'opera.

Hong Kong, 1953
Regia: Ng Wui
Soggetto / Sceneggiatura: Ng Wui
Cast: Ng Cho-fan, Cheung Ying, Cheung Wood Yau, Yung Siu Yi, Siu Yin Fei

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