"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Fat Choi Spirit

Fat Choi Spirit1 primi vagiti del nuovo millennio hanno segnato un'interessante inversione di tendenza, con la rinascita della commedia e soprattutto con un ritorno tematico agli anni ottanta. Molti registi hanno aderito al nuovo corso, specializzandosi in buoni sentimenti e indirizzando la propria opera a beneficio del vasto pubblico familiare. Dopo aver anticipato i tempi - con Needing You..., Help!!!, Wu Yen e Love on a Diet - ed essersi definitivamente imposti al box office, Johnnie To e Wai Ka-fai tornano, nel 2002, con Fat Choi Spirit1. E fanno un ulteriore passo indietro per riscoprire nostalgicamente gli umori della Cinema City, delle commedie all star per l'anno nuovo e del filone gambleristico.
Come nel seminale God of Gamblers, il titolo cui aspirano i protagonisti è quello di campione assoluto al tavolo verde. Si fronteggiano un giocatore imbattibile, Andy, e uno meno bravo ma più subdolo, Lau. Non ci sarebbero dubbi su chi abbia diritto alla vittoria se il contorno non prevedesse un'umanità varia che comprende il fratello di Andy, la sua nuova fidanzata e la madre dei due, colpita dall'Alzheimer. Inoltre c'è Gigi Leung nel ruolo di battitore libero, donnetta frivola che punta al matrimonio e che è disposta a tutto pur di coronare il suo sogno: prima vigilessa, poi agente della tasse, infine bomba sexy siliconata. Dopo le prime schermaglie Andy e Lau arrivano alla resa dei conti con un lungo epilogo disegnato come un duello, dove al posto delle pistole ci sono le tessere del mahjong e il tavolo verde.
Chi non conoscesse un minimo la pratica del gioco in questione rischia seriamente di rimanere spiazzato dalla difficoltà di tradurre le gag e dalla grossolanità delle battute. Dopo un inizio molto leggero, la sceneggiatura intarsia molteplici riferimenti2 alla tradizione cinese: soprattutto quando i protagonisti si fronteggiano (in sottofondo le note di Morricone), l'obiettivo della macchina da presa indugia molto sull'andamento del match, sbirciando le carte in mano ai singoli giocatori come solo Wong Jing osava fare.
Di conseguenza la regia risulta statica, poco inventiva (e incisiva), addirittura piatta. Anche nelle peggiori prestazioni, To e Wai hanno dimostrato di essere ottimi esecutori e di avere l'intelligenza per lasciare la propria impronta. Stavolta mancano guizzi e personalità, e man mano che la storia si dipana la tensione cala. Colpa anche della scarsa gestione degli attori, letteralmente abbandonati a se stessi. L'unica consolazione è che la globalizzazione non ha attecchito: al contrario di pellicole come i due Running Out of Time, non c'è speranza di esportare un prodotto simile, pensato e realizato nel segno della cultura orientale, e non a caso premiato con incassi superiori alla media, battuto nella corsa al primo posto solo dall'outsider Marry a Rich Man.

Note:
1. Fat Choi è l'espressione tipica con cui si augura buona fortuna.
2. Gigi Leung che gioca a parodiare la Sammi Cheng più stralunata (quella di Fighting for Love, per esempio); il finale con il sifu e i suoi allievi che si allenano (come nell'incipit di Once Upon a Time in China di Tsui Hark) prima di salutare il pubblico porgendo i propri auguri per il nuovo anno.

Hong Kong, 2002
Regia: Johnnie To, Wai Ka-fai
Soggetto / Sceneggiatura: Wai Ka-fai, Yau Nai-hoi, Au Kin-yee
Cast: Andy Lau, Lau Ching-wan, Louis Koo, Gigi Leung, Cherrie Ying

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