Final Justice

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Final JusticeDerek Chiu è uno dei più talentosi registi emersi nell'ultimo decennio. Coadiuvato in cabina di produzione da Johnnie To, per l'ennesima volta fa faville: lo dimostra appieno Final Justice. Dal suo Oh! My Three Guys riprende il protagonista, Lau Ching-wan, cui affianca Eric Tsang. Lau è un prete, Eric un mafioso molto potente: i due sono cresciuti insieme ma non potrebbero essere più diversi. La coscienza di padre Li lo porta continuamente a riflettere sul proprio rapporto con Dio, fino a quando conosce una donna troppo sexy. I turbamenti dell'uomo che si nasconde sotto la tonaca vengono a galla, irrimediabilmente. Al rifiuto dell'uomo di proseguire sulla strada dell'amore carnale, lei decide di portarlo in tribunale con l'accusa di violenza. Parallelamente si assiste all'ascesa di Kim, gangster bonario con chi gli vuole bene e spietato con chi lo ostacola: la sua morale cristiana lo porta di fronte al confessionale dell'amico dopo ogni misfatto.
L'inizio è magnifico, con l'intreccio di storie raccontate in parallelo e un montaggio alternato da brividi. Il film è un avvicendamento continuo di movimenti sontuosi, piani sequenza e carrellate dosate con saggezza d'altri tempi. Il risultato è folgorante, soprattutto quando la colonna sonora entra e ruba la scena alle immagini, con quel misto di sacralità e profano ben reso dalla partitura pomposa. Convenzionale è solo la parte ambientata in tribunale, dove il dramma esplode con prepotenza e dove la camera non deve necessariamente sottolineare il pathos: basta il dibattimento a tenere sulle spine, e il risultato non è scontato come potrebbe sembrare a prima vista. In questo ambiente idilliaco si muovono gli attori, in stato di grazia. Bastano pochi gesti, uno sguardo di sfuggita, una parola non detta, e il più è fatto. Il boss Kim è un coacervo di contraddizioni; Li un funzionario cattolico, e in quanto tale il suo unico errore risalta maggiormente. Chiu non indugia nello scandalo a tutti costi, evita a priori noie con la censura sottintentendo i momenti più dolenti, ma senza tergiversare o scantonare. Il pessimismo di fondo si estende metaforicamente ad un'intera società all'alba di un nuovo corso (la pellicola è rimasta in programmazione due settimane ad agosto, appena dopo il tanto temuto handover) e in prossimità di tanti cambiamenti. Come nel caso della maggior parte dei prodotti Milkyway al coraggio del soggetto, alla resa tecnica più che competente e ad un risultato finale di grande rilievo non sono corrisposti gli incassi - e i plausi - assolutamente meritati.

Hong Kong, 1997
Regia: Derek Chiu
Soggetto / Sceneggiatura: John Chan, Lu Bing
Cast: Lau Ching-wan, Eric Tsang, Almen Wong, Carman Lee

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