"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

First Option

First OptionUscito nei cinema in contemporanea con Best of the Best di Andrew Lau, che di The Final Option è poco meno di un clone, First Option di Gordon Chan vede il ritorno quasi ufficiale degli eroi del prototipo. Torna Michael Wong, capo tutto d'un pezzo di una squadra speciale costretta nell'occasione a lavorare fianco a fianco con i funzionari della dogana, per lo più donne poliziotto, sulle tracce di un enorme carico di droga. Chi si aspetta un film come il precedente, tutto muscoli e poco cervello, non rimarrà deluso: sparatorie, tattiche para-militari, spirito cameratesco e un maschilismo preponderante fanno la gioia di chi ha amato Callaghan (di cui è stato plagiato il terzo episodio) e i mille altri poliziotti duri della tradizione. Rispetto al precedente lavoro cambiano solo le aspettative commerciali, dopo un successo non troppo preventivato e ben accolto, anche dalla critica.
Per marcare il machismo dei suoi personaggi Chan ricorre alla totale de-caratterizzazione degli stessi, vere e proprie marionette pronte a obbedire e combattere. Difficile capire se alla base ci sia una diversa concezione di quello che l'action movie può offrire allo spettatore o un'ottica definita (ingiustamente, ma non in tutti i casi) destrorsa che ha spesso marchiato certe prese di posizione molto nette. Tolti gli uomini veri, che sono capaci solo di immolarsi per il bene collettivo, c'era da sperare che le controparti femminili possedessero qualche spunto di maggiore interesse. Si rimane delusi anche dall'effetto che il confronto tra i due sessi produce: né la simpatica competizione cui tante commedie ci hanno abituato, né una seria riflessione sulle rispettive condizioni nei ruoli pubblici a Hong Kong.
Le tigri volanti (le S.D.U. in cinese) stavolta planano a bassa quota, anche se le nemesi, i soliti gwailo americani, sono dei mercenari addestrati meglio di loro. La messa in scena è una stanca riproposizione di situazioni già viste mille altre volte, la recitazione poco ispirata e le sequenze movimentate poco più che un passatempo tra un raccordo e l'altro. Ci sono le esplosioni, le sparatorie e i patemi d'animo che determinano i cambi d'umore dello spettatore, ma di rimando ci sono anche tanti momenti involontariamente comici (Michael Wong che affronta a muso duro Gigi Leung accartocciando un bicchiere di plastica) e tanti sbadigli. Orchestrare l'azione (compito ben svolto peraltro dal solito Bruce Law) non significa sminuire i caratteri coinvolti, altrimenti si pensa immediatamente alla piattezza di un telefilm di fascia pre-serale, senza guizzi né intuizioni.

Hong Kong, 1996
Regia: Gordon Chan
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Hing-kar, Gordon Chan
Cast: Michael Wong, Gigi Leung, Lee Fung, Bak Man Biu, Cheung Hung On

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