"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

F***/Off

F***/OffRitrovatisi per caso, due ex compagni di scuola progettano insieme il colpo che ne cambierà la vita: una rapina in banca. Uno, Lee Ka-sheng, nonostante si chiami come l'uomo più ricco di Hong Kong è uno spiantato bancario truffato in borsa e oberato dai debiti. L'altro, Papa, è un malvivente di secondo piano con uno scagnozzo sempre al suo fianco e una preoccupante tendenza, a dispetto di un atteggiamento da bullo, all'inconcludenza.
L'originalissimo contrasto tra cerebralità esibita in un contesto (im)pover(it)o e aspirazioni mal velate da provocatori tra virgolette, pacchianamente sopra le righe, fa di F***/Off un curioso archetipo. Smaccatamente teatrale, intriso di ironia surreale, da cabaret, è un'apologia a scena aperta della classe dei due mattatori, già compagni di palco, che si sporcano le mani con il grottesco popolare e parodiano la cornice dei generi a modo loro. Al loro servizio (i soldi di Shu Kei, Rico Chung e Cha Chuen Yee e) il talento di Abe Gwong, agitatore disposto a sacrificare, quando non prende in giro step framing Wong Kar-wai-iano e ralenti propedeutici, il proprio appetibile talento e a sprizzare pura energia pur di stare al folle gioco dei suoi due protagonisti.
Attorno alla coppia è costruito un universo di piccole meschinità popolato da figure assurdamente idealizzate e estrapolate dall'immaginario filmico collettivo. Il gioco autoreferenziale si perde nelle mille possibilità di interpretazione del pane quotidiano e nei rivoli della socialità catodico-borghese, tra sberleffi (il classico piccolo triadoso: l'ottimo Wayne Lai), caricature (Helena Law, che sbuffando e correndo a perdifiato prova anche a reincarnarsi spettralmente) e critiche (lo stesso cinema made in Hong Kong, privo di idee e pubblico).
Se tutto è eccessivo e caricato, la violenza della presunta sottotrama d'azione non può allora che essere puramente verbale: dai continui botta e risposta tra gli opposti insanabili si arriva alla frustrante conciliazione nel segno della sconfitta comune, inevitabile ma sincera, insesorabile unica via di uscita dal grigiore quotidiano. Tolta la patina autisticamente demenziale, i cammeo spiritosi di Matt Chow e Vincent Kok, la finta cattiveria di Bat Leung e l'inutile civettare dell'amabile Angela Tong, l'attenzione è un'esclusiva dell'esplosiva complicità degli idioti complementari Cheung Tat-ming e Dayo Wong, al loro meglio: non curiosi e non appassionati del loro verboso nonsense massmediatico si astengano a priori e non si lamentino a frittata fatta di non essere stati avvertiti per tempo.

Hong Kong, 1998
Regia: Abe Gwong
Soggetto / Sceneggiatura: Abe Gwong
Cast: Cheung Tat-ming, Dayo Wong, Wayne Lai, Angela Tong, Matt Chow

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