"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Fong Sai Yuk II

Fong Sai Yuk IIFong Sai Yuk appartiene ad una società segreta. Il capo della setta ha però un segreto che nasconde da anni - è prossimo in linea diretta alla successione al trono imperiale. Il fatto è comprovato da un documento scritto quando era ancora un bambino. Proprio quel documento sarà l'occasione data a Fong Sai Yuk di dimostrare quello che vale, dato che viene incaricato di recuperarlo prima che cada nelle mani sbagliate. Entreranno in gioco anche la madre, che tenta in tutti i modi di proteggere il figliol prodigo, e nuove incomprensioni amorose che lo costringeranno a destreggiarsi tra la sua novella sposa e la figlia dell'imperatore, di cui Sai Yuk dovrà conquistare la fiducia per sottrarre il documento...
La storia si ripete. Vale a dire che il tronco da cui sgorgano le vicende è sempre quello, cambiano solo i rami dei singoli avvenimenti. La seconda parte delle avventure dell'eroe cinese Fong Sai Yuk, che in quanto a popolarità deve fare i conti solo con Wong Fei Hong (sommando le pellicole dedicate ai due personaggi penso si superi abbondantemente il centinaio di film), ha infatti una struttura molto simile al primo episodio. Rimane la tripartizione tra subplot politico, commedia romantica e arti marziali. Solo che qui qualcosa non funziona a dovere, e se il meccanismo che faceva muovere la prima storia - per quanto non perfettamente oliato - reggeva l'usura del tempo (della visione), qui non avviene altrettanto. Il meccanismo si inceppa, dunque, e non è difficile intuire da cosa dipenda. In questo caso infatti la comicità strasborda gli argini del siparietto una tantum per assurgere a prima donna dell'intero spettacolo. E, bisogna dirlo, non è proprio una comicità che aspiri al buon gusto, tracimando spesso e volentieri nel grottesco per ricadere nella parodia. La comicità cantonese, d'altro canto - ed è senza dubbio una delle sue migliori qualità - non ha mai avuto timori reverenziali di sorta, solo che in questo caso non è ben strutturata ed è mal supportata dallo svolgersi della trama. La storia è infatti perennemente indecisa sulla strada da scegliere, cambiando continuamente registro senza alcuna consequenzialità logica e, quel che è peggio, spezzando spesso il ritmo degli eventi - facendo quindi svanire la sospensione dell'incredulità atta ad una visione godibile e in qualche modo estatica.
Rimangono quindi soltanto le scene d'azione, di cui peraltro non ci si può lamentare. Varrebbe infatti la pena di vedere la pellicola solo per queste ultime, con continue invenzioni coreografiche che riescono ad ammaliare nonostante tutto. Pur essendo forse meno estesi, i combattimenti sono comunque una gioia per lo spettatore, perennemente stupito e al tempo emozionato - valga per tutti l'incredibile finale, senza dubbio la parte migliore del film, con un combattimento sospeso su delle travi accatastate e con Jet Li che deve sorreggere il corpo di una persona mentre si difende dai colpi del cattivo di turno.
Una parziale delusione, quindi, ma non per questo un film da trascurare.

Hong Kong, 1993
Regia: Corey Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: John Chan, Kay On
Cast: Jet Li, Josephine Siao, Michelle Reis, Adam Cheng, Amy Kwok

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