"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Forbidden City Cop

Forbidden City CopDopo il grandissimo successo ottenuto grazie a From Beijing with Love, scatenata parodia del personaggio di James Bond, Stephen Chiau torna con Forbidden City Cop, che non si discosta granché dal predecessore. Cambia l'ambientazione: il salto indietro nel tempo è qui più sostanzioso e l'azione si sposta nel medioevo fotografato da tanti wuxiapian. La possibilità di colpire più a fondo il substrato sociologico collettivo e di mettere a nudo vizi e difetti del pubblico odierno colpendone le origini viene sfruttata in maniera esemplare, non senza ricorrere, come il comico è da sempre abituato a fare, ad un linguaggio popolare, quasi volgare, che mette a suo agio lo spettatore per colpirlo nel momento meno atteso con stoccate di rara finezza.
Lo spadaccino Ling Ling Fat (traducibile come zero zero otto) è il più scarso delle quattro guardie personali dell'imperatore: se infatti possiede un ingegno stravagante che gli permette di sfornare invenzioni ai limiti della genialità, non è d'altro canto in grado di competere con i suoi colleghi quanto a forza fisica e abilità nelle arti marziali. Ha più successo, anche se solo apparentemente, dietro la facciata ufficiale che lo vede agire nelle vesti di ginecologo. Una dura prova lo aspetterà al varco, sotto forma di un terribile complotto per uccidere l'imperatore.
La rivisitazione in chiave wuxiapian dimostra una precisa intenzione di attaccare le radici stesse delle tradizioni e della cultura cinesi: la prima apparizione di Ling Ling Chai interrompe un duello intriso di epico lirismo, la seconda dimostra l'inettitudine dell'agente che non sapendo piroettare in aria come gli altri eroi si limita a due capriole mal riuscite. E di rimando è stridente il contrasto con le scene d'azione, che sono numerose e ben coreografate, con un uso molto tradizionale del wire work. Vincent Kok ha nel proprio bagaglio l'esperienza e l'adattabilità del vero professionista, in più è intelligente e sarcastico ben oltre alla media. Anche e soprattutto in fase di sceneggiatura è attentissimo a studiare la giusta disposizione degli spazi e i corretti incastri narrativi. Ne risulta una commedia molto divertente che fila via liscia: nulla sembra fuori posto e anche le situazioni più incredibili diventano degli ingranaggi necessari per far funzionare il gioco e le battute. Il tocco di classe è la riflessione auto-referenziale che porta al momento clou di un combattimento a improvvisare una premiazione in cui Chiau straparla, nel premiare Carina Lau (bravissima), di post-moderno, salvo poi perdere le staffe perché il riconoscimento quale miglior interprete viene assegnato ad un attore a suo modo di vedere minore.

Hong Kong, 1996
Regia: Vincent Kok
Soggetto / Sceneggiatura: Vincent Kok, Liu Man Sang
Cast: Stephen Chiau, Carina Lau, Carman Lee, Law Kar-ying, Cheung Tat-ming

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