Ricordando RINGO LAM (1955-2018)

Full Contact

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Full ContactFull Contact rappresenta un nodo cruciale nella carriera di Ringo Lam, punto di volta tra un primo periodo duro - dimenticando volutamente le prime commedie su commissione - e violento (su tutti Prison on Fire e City on Fire) e una seconda parte di carriera più votata all'azione e a un più evidente disimpegno emotivo (non a caso qui si inserisce il grande salto hollywoodiano).
Un ritmo forsennato e una immaginazione da fumetto ipercinetico fanno da contrappasso a una classica storia di amicizia tradita ed inevitabile vendetta. Jeff è un buttafuori di un night che accorre per salvare l'amico Sam da un boss delle triadi con cui è indebitato. La contrattazione finisce in rissa e i due sono costretti a fuggire. Per salvare la sua vita e quella degli amici e della fidanzata, Jeff è costretto ad accettare di fare una rapina per recuperare i soldi necessari. Conosce così un malvivente effemminato quanto spietato che dopo il colpo costringerà l'impaurito Sam ad eliminare Jeff. Naturalmente il nostro "eroe" non muore ed inizia anzi a pensare al modo per vendicarsi sia di Sam che del killer.
Con Full Contact ci troviamo di fronte a una pellicola eccessiva e ridondante che però trabocca stile e idee ad ogni passo.

Un film che parte da un'idea semplice di cinema e la irrobustisce con forti dosi di testosterone - con il risultato bizzarro di attrarre e respingere al contempo. E' infatti uno di quei film che ha la capacità di stupire, quasi ipnotizzare, grazie alla forza visiva ed emozionale che lo pervade - ma che contemporaneamente, a mente fredda, analizzandolo razionalmente, repelle per la sua vacuità e, perché no, inutilità. Ha insomma un confortevole effetto straniante sullo spettatore, che si ritrova catapultato in un vortice di scene d'azione spinte ai limiti, esasperate, straripanti. Un qualcosa che piace guardare, insomma, ma che in tutta coscienza non si può ammettere senza vergogna di avere apprezzato. Un soddisfacimento parziale o superficiale, che però sul momento appaga fino in fondo, probabilmente risvegliando pulsioni sopite (e subito ri-nascoste dopo la visione).
Cercando di non pensare ai deliranti vestiti che tutti i protagonisti si ostinano ad indossare, residuo incancellabile dei peggiori anni '80, ci troviamo di fronte a personaggi stereotipati che acquistano però una loro credibilità, modellati come sono all'interno della poetica pop-eccessiva dell'intera operazione. Jeff, icona insostituibile di coatto da periferia (mai un Chow Yun Fat così spudoratamente gigioneggiante), non è certo l'unico esempio. Lo stesso Simon Yam, nella parte del killer omosessuale, calca la mano sulla caratterizzazione a senso unico - utilizzando solo gli aspetti più roboanti e farseschi nella recitazione. Che dire poi dei personaggi di contorno, dalla belloccia ninfomane che si masturba prima di fare un colpo, all'immancabile vittima innocente con tanto di ustioni di terzo grado, fino all'energumeno senza cervello - con simil-cresta da moicano. Comprensibile allora che Anthony Wong non riesca a decidere da che parte stare, mosso soltanto da una legittima paura di finire ammazzato. Perché per quanto eccessivo, Full Contact resta pur sempre un film hongkongese - e le differenze con Hollywood saltano subito all'occhio, a partire dall'icredibile assenza di un personaggio positivo (sarebbe ad esempio pensabile per un presunto eroe sparare nella schiena ai suoi nemici, come fa Chow Yun Fat nell'assalto alla barca dove sono nascoste le armi?).
Eccoci allora rinchiusi in questo mondo completamente maschile, a domandarci dove stia il trucco, quale strana magia abbia dovuto operare Lam (o suo fratello Nam Yin, lo sceneggiatore) per nascondere l'evidenza di tanta sconclusionatezza sotto una patina così dannatamente affascinante. A ben pensarci, è la stessa magia che domina le scazzottate e le sparatorie, in cui le armi, perennemente occultate, spuntano fuori sempre e solo all'improvviso (si veda l'abilità con cui Simon Yam estrae la pistola nascondendola sotto il suo fazzoletto multicolore, o la tipa faccia spuntare le armi da sotto la giacca). Non sarà allora che non possiamo ammettere che il film ci è piaciuto proprio perché altrimenti riveleremmo di essere stati, anche noi, sorpresi?

Hong Kong, 1992
Regia: Ringo Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Nam Yin
Cast: Chow Yun Fat, Anthony Wong, Simon Yam, Ann Bridgewater, Bonnie Fu

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