"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Future Cops

Future CopsNel futuro prossimo la società è molto diversa, più avanzata, con tecnologie all'avanguardia. Però esistono ancora i criminali, ancora più potenti e incontrollabili: il nemico pubblico numero uno, il Generale, appena catturato e in procinto di essere processato dal famoso giudice Yu Ti Hung, manda nel passato tre sgherri perché scovino il giudice ancora adolescente e, previo lavaggio del cervello, lo costringano ad emettere una sentenza favorevole. La polizia mette in allarme la squadra speciale dei future cops e li invia indietro nel tempo per precedere i criminali e proteggere il futuro magistrato.
Wong Jing torna con una delle sue strampalate commedie d'azione, dove convergono senza ritegno demenzialità e fantastico. Cast straordinario - anche se, probabilmente per impegni vari, i comprimari scompaiono per lunghi tratti e riappaiono come nulla fosse - e effetti speciali di ottima fattura non fanno pensare a un divertissement tra un film e l'altro, come insinuato da molti. La regia è ispirata, in grado di rivitalizzare un soggetto banale e di offrire ai mille interpreti un palcoscenico adeguato, con ironia (si veda il brevissimo ruolo di Aaron Kwok). Wong si diverte in questo marasma citazionista - Terminator, L'amante di Annaud, A Terra-Cotta Warrior, tra le mille prese in giro -, collezionando gag di cattivissimo gusto, sequenze mozzafiato e intepretazioni ai limiti (o forse molto oltre) del nonsense. Dicky Cheung, più tv che cinema nel suo curriculum, scimmiotta, come spesso fa, Stephen Chiau, con tutti i limiti e le eccezioni del caso. I riferimenti al famoso videogame Street Fighters II sono superficiali, dovuti ai diritti residui dopo City Hunter con Jackie Chan, e anzi paiono slegati dal contesto, un surplus (per un soggetto semplice, che cammina sulle sue gambe e che non ha bisogno di rimarcature) che invece di divertire addirittura infastidisce. Unico punto di contatto: le coreografie fantasiose ed eleganti di Ching Siu-tung, che esaltano la schizofrenia e l'estetica ritmata del re dei videogiochi picchiatutto. Come tanti film di Wong Jing strategie e espedienti sono prevedibili ma attuati con la sicurezza del veterano che conosce i suoi polli: le parentesi mélo, il ritmo mai fiacco, l'ironia di grana grossa e la recitazione poco intensa sono un marchio di fabbrica del regista, produttore e sceneggiatore, anche stavolta vincente al botteghino (ma con tanti nomi di richiamo non ci si può stupire).

Hong Kong, 1993
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Dicky Cheung, Andy Lau, Jacky Cheung, Simon Yam, Chingmy Yau

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