Girls Unbutton

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Girls UnbuttonPreceduto da una fama immeritata1, Girls Unbutton è un softcore di importanza minima, se non addirittura nulla. Instant movie di pragmatica irrilevanza il film si propone un unico obiettivo: mostrare a più riprese le grazie di una Rachel Lee molto disponibile a concedersi al suo pubblico (il primo nudo frontale non si fa attendere neanche tre minuti, la prima esposizione integrale segue a breve distanza di tempo). Più spinta e tragicomica del simile Crazy Love, la deludente pellicola, ugualmente leggera, inconsistente, non ne possiede la stessa verve né la medesima allegria disinibita. Trama esile quanto il budget, inferiore allo zero assoluto: una ragazza avvenente e libertina, stanca di essere scaricata, si concede a destra e a sinistra alla ricerca del giusto spasimante. Sconclusionato, senza capo né coda, sembra un irragionevole tentativo di giocare sopra le righe con i temi e i toni della commedia scollacciata. Peccato che morale e personaggi siano da fotoromanzo, che la regia di uno svogliato Taylor Wong non sia all'altezza della sua filmografia e che i sottotitoli incomprensibili rovinino i pochi giochi verbali di un minimo interesse. L'ironia è decisamente grossolana, volgare, raffazzonata, poco ortodossa, triviale (con trovate davvero disarmanti: un amplesso acquatico interrotto da due grossi granchi, una dentiera caduta nella zuppa, una spiona denudata nel tentativo di cogliere in fallo due amanti). Tra i numerosi momenti di stanca che raccordano le insistite esibizioni di pelle trovano spazio tante citazioni, a getto continuo: le due reginette di bellezza Hung Yuk Lan (Miss Asia 1993) e Yeung Yuk Mooi (Miss Hong Kong 1993), reclutate per fare da spalle nudiste alla Lee, che metacinematograficamente si prendono in giro da sole; qualche riferimento salace al 1997 e all'ingerenza politica della futura madrepatria; Tsui Kam-kong capo triade che estrae la spada e combatte con le chiappe al vento, fingendo di essere un samurai in battaglia. Quantomeno curiosa la volontà di connotare una pellicola che alla fine non fa ridere con siparietti surreali (la dichiarazione del politico sul balcone, la moglie folle che si finge un tavolino, i tentativi di suicidio di un cuore infranto) che prima spiazzano, poi incuriosiscono, ma alla fine innervosiscono e stancano. Musiche terrificanti, fotografia slavata e voce over petulante annoiano e finiscono per oscurare anche l'unico reale motivo di interesse, almeno per il pubblico maschile, di una bieca operazione - stranamente patrocinata dal solitamente più oculato Chua Lam - completamente fallimentare.

Note:
1. Una foto galeotta e una recensione ammiccante - ma erronea quanto a trama: «Le (dis)avventure di tre ragazze mangiauomini alla prese con una serie di perdenti» - pubblicata in Thomas Weisser - Asian Cult Cinema (Boulevard Books, 1997 - pag. 88).

Hong Kong, 1994
Regia: Taylor Wong
Soggetto / Sceneggiatura: Lam Chiu Wing
Cast: Rachel Lee, Leung Si Ho, David Siu, Tsui Kam-kong, Mikie Ng

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