"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

God of Gamblers’ Return

God of Gamblers’ ReturnE’ difficile districarsi nella serie God of Gamblers, che ha avuto diversi seguiti, a volte solo nominali. Ma solo con God of Gamblers’ Return - conosciuto anche come God of Gamblers 2 - si ritorna al modello originale e per la seconda volta Chow Yun Fat veste i panni di Ko Chun. La trama è ancora più semplice del modello originale: ritiratosi con moglie e figlio a vita privata, il super giocatore viene sfidato da un pericoloso rivale che vuole strappargli il titolo di re del tavolo verde e che non esita a sterminare la sua famiglia per metterlo con le spalle al muro. In fuga a Taiwan, l’eroe conosce due imbroglioni e un poliziotto cinese e insieme a loro prepara la resa dei conti finale.
L’intento è chiaro, puntare tutto sull’azione e diminuire le parti leggere ma nel contempo renderle più spudorate: le sequenze action e mélo vedono protagonisti Chow Yun Fat e Wu Chien-lien, quelle farsesche Leung Ka-fai, Chingmy Yau, Tsui Kam-kong - che rifà l'ottuso comunista di Long Arm of the Law III - e il piccolo Tze Miu. Come nel primo episodio la sensazione è quella di una pasticciata osmosi tra i vari generi. Wong Jing ha avuto però modo di rimediare ad alcuni dei suoi vecchi errori. Punta su un cast di supporto di tutto rispetto, evitando così di far pesare tutto sulle spalle di Chow Yun Fat. Poi affida le coreografie a Yuen Bun e Ma Yuk Sing. Infine raffina notevolmente la sua regia, evitando di intrappolarsi in soggettive che solo i fanatici del gioco d’azzardo possano apprezzare, sostituendo primi piani e zoomate con movimenti meno statici, che conferiscono al film maggiore fluidità.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e Wong Jing non riesce ad evitare che anche in questa pellicola risaltino alcuni dei difetti dei modelli di partenza. Il razzismo di fondo, che nel primo episodio colpiva gli indiani e che qui si accanisce contro taiwanesi e cinesi. L’umorismo è politicamente scorretto, ma in certi casi si raschia davvero il fondo del barile, come nell'occasione in cui Tony Leung per nascondersi finge di essere un orologio a pendolo, con tanto di lancette in bocca! Previste anche scene truculente prive di senso nel contesto (la moglie di Ko Chun, incinta, viene assassinata e il feto del viene strappato e messo in bella mostra), salvo poi fare un grosso passo indietro pur di non mostrare scene di sesso o nudità. Altro dubbio riguarda la struttura narrativa; se infatti è da elogiare la scelta di non aver mescolato troppo i (troppi) generi, la situazione precaria porta a uno scarso legame tra le diverse storie. Le diverse sotto-trame, per lo più a sfondo sentimentale, continuano parallele e non si incrociano se non casualmente. Di routine il ricorso alla citazione, meno ordinario lo spirito polemico del regista che lo porta a mettere in piazza la sua idea di cinema, senza compromessi.

Hong Kong, 1994
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Chow Yun Fat, Wu Chien-lien, Tony Leung Ka-fai, Chingmy Yau, Charles Heung

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