"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

God.com

God.comUn santone predica il prossimo avvento della fine del mondo; suggestionati dalla paura del nuovo millennio gli adepti alla sua setta si suicidano e commettono omicidi in serie. Il commissario Ho ha come unico indizio una ragazza, unica superstite di uno di questi massacri e riesce grazie a lei ad infiltrare una donna nella setta per indagare. Ma la situazione in poco tempo scappa dal controllo delle forze dell'ordine le quali, aiutate anche da un poliziotto indovino che molti anni prima aveva indagato su un caso simile, devono impedire che ulteriori stragi siano perpetrate.
L'argomento di partenza è stimolante, il risultato un po' meno. God.com inizia come un classico poliziesco ma subito vira verso toni più surreali, trasformandosi in un thriller dalle forti venature orrorifiche. Ispirato a un caso di cronaca, il suicidio di massa rituale avvenuto nei Telford Gardens, la pellicola di Ivan Lai sposta l'attenzione su un contesto soprannaturale, per poi deviare nel finale, non del tutto inaspettatamente, su un complotto basato su soldi e sesso. Il tema centrale, una mistica re-interpretazione dell'apocalisse cristiana, sorprende per la distanza dalla cultura cinese: solo l'astrologo interpretato da Anthony Wong rappresenta e rispetta le tradizioni millenarie e funge da fulcro per intermediare tra i due mondi. L'illustrazione della setta e delle sue abitudini, la denuncia di quello che accade dietro le quinte sono tutt'altro che banali.
La pellicola parte più che bene: le prime scene, tutte in interni e con la macchina ondeggiante ad acuire il senso di claustrofobia, hanno una forza visiva non indifferente. Gradualmente, con il dipanarsi della matassa, la storia abbandona il binario del surrealismo e si dirige con decisione verso lidi più materiali, ma invece di acquistare credibilità si banalizza e diventa stereotipata. Stride il contrasto tra la prima parte, che seppure non particolarmente ispirata ha a suo vantaggio una buona idea originale, e la seconda, che non fa altro che esplicare clichés già visti troppe volte sul grande schermo. Soprattutto si rimpiange la mancanza di un vero e proprio finale. Il cast è composto da attori di secondo piano, che svolgono il loro compito con diligenza. Delude Anthony Wong, tutti gli altri rispondono con buona presenza.

Hong Kong, 1998
Regia: Ivan Lai
Soggetto / Sceneggiatura: Lai Gai Keung
Cast: Louis Koo, Anthony Wong, Grace Lam, Andrew Lin, Mark Cheng

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