"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Happy Hour

Happy HourProduzione U.F.O. affidata alle mani di un regista di belle speranze, Benny Chan, già passato sotto l'egida di Johnnie To (i primi due A Moment of Romance) e non ancora destinato (da Jackie Chan) ad essere il principale regista di blockbuster ad alto budget ad Hong Kong, Happy Hour è una commedia dolceamara. In cui tre amici, dopo una notte di follie, si ritrovano con un'accusa di stupro dopo il tentativo di suicidio della ragazza con cui se la sono spassata. Il dramma si sposta nell'aula di tribunale dove i tre, un attore, un medico e un agente immobiliare, devono lottare contro l'opinione generale per dimostrare la propria effettiva innocenza. Dalla loro hanno un avvocato bravo a confondere le acque, contro la loro stessa amicizia, che non sembra in grado di reggere alle pressioni del processo.
Il tema centrale è il legame tra i tre giovani, che si conoscono da una vita e sarebbero disposti a sacrificarsi l'uno per l'altro. Lo shock improvviso della disgrazia li porta un confronto serrato, a verificare la solidità di questo rapporto. Chi è mal consigliato dalla moglie, che lo vorrebbe estraneo dai fatti, chi da un agente pubblicitario pronto a puntare su volto nuovo per renderlo famoso nel mondo dello spettacolo, chi dalla sua stessa coscienza, abbandonato a se stesso. La satira non è pungente, la mano di Benny Chan è leggera e permette a Happy Hour di non tramutarsi del tutto in dramma: insieme alla sceneggiatrice Susan Chan paga la scelta di non estremizzare i toni con la non troppo riuscita coesione delle due anime della pellicola. Troppo drammatica per far sorridere e troppo scherzosa nei momenti cruciali per appassionare. L'eccesso di sottotesti non giova: sull'altare sacrificale anche famiglia, sistema giudiziario, mondo dello spettacolo, giornalisti. Se si prende il film come favola, con tanto di morale finale, le cose funzionano meglio. Agendo per metafore, Chan mescola diversi registri e li carica di significati: il conseguente gioco sopra le righe non è troppo innocuo. Di scarso livello la recitazione, macchiettistica: quello che vorrebbe essere grottesco oltrepassa spesso il limite del ridicolo e quello che è drammatico trascende nel patetico. Certe commedie italiane degli anni sessanta - le migliori di Dino Risi, per esempio -, con maggiore ironia dimostrano che un andamento realistico e un epilogo amaro possono andare a braccetto anche con la più allegra delle farse.

Hong Kong, 1995
Regia: Benny Chan
Soggetto / Sceneggiatura: Susan Chan
Cast: Jordan Chan, Julian Cheung, Andy Hui, Lau Ching-wan, Ng Siu-wai

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