"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Healing Hearts

Healing HeartsIl chirurgo Lawrence Ching è perennemente depresso. In passato, a causa di un incidente, ha perso la sua fidanzata senza neanche avere modo di curarla. Jackie Kong è invece una sua paziente affetta da una rara malattia che colpisce il cervello. Un giorno Jackie si risveglia quasi miracolosamente da una specie di lungo letargo proprio quando nella sua stanza c'è Lawrence. Sembra che per entrambi si schiudano nuove possibilità, nuove strade. Tantopiù che Lawrence si offre di ospitare a casa sua Jackie fino a quando quest'ultima non trovi un nuovo lavoro. La loro amicizia, nonostante i caratteri solitari, si approfondisce. Ma non sempre riniziare a sperare e a credere è esente da rischi, e non è detto che non si possa essere nuovamente vittime del destino...
Peccato. Perché la spiegazione che vedeva la pellicola in questione come un semplice clone del telefilm americano E.R. non era fortunatamente del tutto esatta e non regge alla prova dei fatti. Healing Hearts era invece un qualcosa di più ambizioso, ma che purtroppo si stempera nelle proprie lacune. Da quello che si intuisce, poteva diventare una delicata indagine su due tipi di solitudine che vengono a contatto per essere poi nuovamente respinti dalle avversità. Poteva essere la duplice storia di una identica lotta per non soccombere al fato, o al caso. Perché in fondo, come dice Jackie ad un certo punto, non è detto che avere un'altra possibilità sia una buona cosa, visto che il risultato potrebbe semplicemente colpirti ancora una volta. Al che Lawrence non può che rispondere che è lo stesso problema che devo affrontare anch'io. Lei sembrava guarita, lui sperava di non doversi trovare nuovamente impotente di fronte alla probabile fine della persona amata.
Questo uno dei possibili esiti, se tutto avesse funzionato al punto giusto, ma... peccato, si diceva. Perché gli evidenti limiti tecnici e di sceneggiatura impoveriscono la resa fino a scolorirne le tinte. Tutto si appiattisce e si banalizza. La regia è scontata, priva di inventiva. Primi piani e mezzi busti si alternano a ritmo incessante, senza nessun guizzo. La fotografia è grigia e trasandata, quasi lasciata al caso. Il montaggio è pedissequo e senza verve. E oltretutto il film è appesantito dall'eccessiva lunghezza, 105 minuti sonanti decisamente mal sfruttati. Perché la storia non viene approfondita come avrebbe potuto, e anche la caratterizzazione dei personaggi - cosa fondamentale quando si ha la possibilità di sfruttare due attori di primo piano come Tony Leung Chiu-wai e Michelle Reis - si limita a presentare qualche tratto superficiale senza affondare la mano nel cuore pulsante del problema, nella carne viva dei sentimenti, quasi non ci si volesse sporcare o come se ci fosse qualche remora a mostrare un eccessivo impegno. Il difetto maggiore del film è infatti quello di non osare troppo, restare perennemente ancorato a vecchi cliché senza i quali si sarebbe sicuramente assistito ad un risultato completamente diverso. Costruiamo una storia difficile, ma non troppo. Tentiamo una via leggermente diversa dalle solite commedie sentimentali, no anzi non discostiamocene troppo. Pensiamo a qualcosa di diverso, no per carità che se no poi chi lo guarda. Questi potrebbero essere stati i pensieri dei produttori. Ed è ovvio che con questo limite non poteva uscirne che un prodotto mediocre e senza anima. Il regista televisivo Gary Tang tenta dunque il grande salto, ma rimane ancorato a modelli insipidi e preconfezionati, perdendosi per strada, un po' come quei cibi allettanti a vedersi ma insapori quando li si morde.
Da parte loro Leung Chiu-wai, perennemente pensieroso e sulle sue, e Michelle Reis, ammaliante come sempre, ci mettono tutta la buona volontà necessaria a non sfigurare (e forse anche oltre). Non che infatti alla fine tutto sia da buttare, e qualche buona intuizione si scorge, in lontananza. Alcuni dialoghi sono godibili, altre scene si lasciano guardare con tenerezza o commozione. Eppure...
Peccato, si diceva.

Hong Kong, 2000
Regia: Gary Tang
Soggetto / Sceneggiatura: Gary Tang
Cast: Tony Leung Chiu-wai, Michelle Reis, Kenny Bee, Valerie Chow, Kristy Yeung

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