"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Hit Team

Hit TeamCon Hit Team Dante Lam torna a ripassare la lezione di The Final Option. Nell'emulazione del suo mecenate Gordon Chan, il regista fallisce anche questa volta il bersaglio grosso, il bottino del box office: una delusione cocente visto che questo suo lavoro è molto più personale e interessante della media dei film del genere. Si parla solo di poliziotti, alcuni buoni, valorosi e onesti, altri invece costretti dalle circostanze a deviare dalla retta via. Questi ultimi sfidano i primi, nientemeno che l'hit team in questione, ovverosia il reparto del C.I.B. (Criminal Intelligence Bureau) addetto ai casi criminali dove sono coinvolte armi da fuoco di grosso calibro, con una rapina a una banca clandestina che sfocia in un bagno di sangue.
A Dante Lam riesce per la prima volta un piccolo miracolo, infangare l'animo puro dei suoi eroi e renderli meno disumani. Non è tanto la fragilità dell'assunto a permettere la resa drammatica delle vicende, quanto un ritorno alle origini del cosiddetto heroic bloodshed: adesso come allora gli eroi si muovono per un principio vitale (l'amicizia), disposti a sacrificarsi e, se necessario, a sporcarsi le mani. Che poi muoiano o rimangano in vita ha poca importanza, l'onore prima di tutto. Dal punto di vista balistico però le cose sono molto diverse, sono passati troppi anni per limitarsi a pallottole di piccola cilindrata, ora entrano in scena mezzi corazzati, tecnologia all'avanguardia e armi di primissimo livello. La seconda mossa vincente di Lam è di indirizzare l'azione su una serie di volti nuovi, corpi da mettere in vetrina con visi non del tutto inespressivi. Se Daniel Wu dimostra ancora una volta molti limiti (anche linguistici), il veterano (con volto da emergente) Alex To, sempre nervoso e teso come il suo ruolo da sovversivo richiede, recita per davvero, soprattutto quando è affiancato: accanto a lui non sfigurano Tony Ho, Jo Kuk, Ruby Wong, Chin Kar-lok, Samuel Pang e un mefistofelico Joe Lee, il cui volto segnato è sempre una valida garanzia.
Gli elogi vanno estesi anche alla regia, discretamente misurata quando è necessario contenere il testosterone e spavaldamente narcisista quando serve il machismo rampante. Le scene spettacolari si susseguono in un continuo e progressivo crescendo, che al suo apice lascia il posto ad una riflessione sull'incidenza di ruoli e fato in una struttura altamente militarizzata. Molto peggio fanno i due sceneggiatori, gli unici degni di finire sul libro degli indagati per manifesta condiscendenza: non solo evitano di spiegare il perché di certe scelte, ma rincarano addirittura la dose mostrandoci tante sottotrame e non preoccupandosi di concluderne neanche una se non accennando a qualche possibile soluzione. Lo stesso epilogo (di solito è la parte più avvincente della storia, qui risulta la più noiosa e la più prevedibile), aperto, non soddisfa visto che è a dir poco scontato. Evidentemente i produttori hanno deciso di spendere gran parte del budget per mettere in scena la potenza di fuoco necessaria. Tutto quello che hanno risparmiato lo hanno poi pagato salato al botteghino.

Hong Kong, 2001
Regia: Dante Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Hau Shek, Ng Wai Lun
Cast: Daniel Wu, Alex To, Tony Ho, Chin Kar-lok, Samuel Pang

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