"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Hong Kong 1941

Hong Kong 1941Leung Po Chih è un regista sottovalutato, la cui importanza è al contrario grandissima. Le sue pellicole risentono fortemente dell'esperienza personale: nato a Londra nel 1939, Leung cresce artisticamente in Inghilterra (presso la BBC) e torna al paese d'origine solo nel 1967, dove continua a lavorare in televisione. I suoi lavori illustrano l'ambivalenza della cultura di Hong Kong. Un doppio livello, cinese e inglese, che emerge con prepotenza quale caratteristica di una poetica per nulla banale: metafora essenziale del Leung-pensiero è un frutto, la banana, gialla all'esterno, bianca dentro (uno dei suoi film migliori è il poliziesco Banana Cop).
Hong Kong 1941 sfrutta il difficile momento dell'occupazione giapponese della colonia britannica per mettere in scena la storia di tre amici Fei, Keung e Nam. L'inizio rilassato fa pensare a una commedia sui vitelloni in cerca di se stessi, ma la sferzata bellica arriva subito a spazzare via le poche certezze. Raccontato in prima persona, con la voce dell'io narrante (appartenente a Nam, la ragazza del gruppo) a scandire i momenti di pausa con la dolcezza del flashback, la pellicola entra nel vivo dell'azione dipingendo uno scenario storico drammatico: all'alba dell'invasione nipponica, la carenza di cibo porta a una situazione di tensione, acuita dal malessere della convivenza tra gente cantonese e immigrati del nord della Cina. Fei e Keung si conoscono per caso, il primo è un perdigiorno, il secondo un ragazzo di origini nobili, povero ma ambizioso, perdutamente innamorato (ricambiato) della figlia di un ricco possidente locale. La guerra irrompe con la violenza del caso, e costringe i tre protagonisti all'idea della fuga. Ma bisogna fare i conti con i nuovi padroni, che hanno soppiantato senza troppa fatica gli oppressori inglesi: accettare le loro regole diventa l'unico modo per sopravvivere decentemente, anche se in fondo è solo un paravento per poter arrivare ai propri scopi.
Delicato nell'accompagnare i personaggi durante la loro maturazione psicologica, Hong Kong 1941 è uno spaccato quotidiano credibile e senza cedimenti melodrammatici. La commozione, forte, si deve piuttosto all'empatia che si instaura tra gli attori. Chow Yun Fat, Alex Man e Cecilia Yip costituiscono un terzetto indivisibile, sotto la buona e la cattiva stella del destino. Il loro legame è di quelli che si rimpiangono e si invidiano; anche se non mancano risentimenti, gelosie e egoismi. Leung Po Chih costruisce uno spaccato di vita quotidiana e lo mette in piazza, ornandolo il meno possibile (la colonna sonora appena accennata, la regia invisibile) per farlo sembrare un po' meno amaro. Ma la sua delusione nei confronti degli inglesi che hanno abbandonato ai giapponesi la colonia senza combattere è evidente. Gli eroi su cui riporre le speranze sono allora altri, i comuni cittadini costretti a sopravvivere, le amicizie che resistono, gli amori sopiti quando non è il caso di esplicitarli, la politica tenuta nascosta ma scolpita a caratteri cubitali nel profondo dell'anima, gli ordinari aspetti di una splendida collettività all'opera.

Hong Kong, 1984
Regia: Leung Po Chih
Soggetto / Sceneggiatura: Chan Koon-chung, Sammo Hung
Cast: Chow Yun Fat, Alex Man, Cecilia Yip, Guk Fung, Shih Kien

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