"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Hong Kong Rhapsody

Hong Kong RhapsodyTzu Hing, prestigiatore playboy, messo nei guai dalla sua reputazione di donnaiolo, perde il lavoro: per di più deve anche badare a Hsiao-ping, la giovane figlia di un vecchio collega, un caro amico appena defunto. Ma la piccola protetta ha talento da vendere, canta e balla che è un piacere, e riesce senza volerlo a entrare nelle grazie di un miliardario solitario e avaro. Questi, dopo diverse traversie, si convince che la ragazza gli vuole bene al di là del suo patrimonio e decide di finanziare uno spettacolo teatrale che ne riveli il talento al grande pubblico. Hsiao-ping e Tzu Hing, dopo mille vicissitudini, capiscono di essere innamorati l'una dell'altro.
Dopo l'ottimo Hong Kong Nocturne Inoue Umetsugu e la sua troupe tornano al lavoro e confezionano un musical che beneficia del loro marchio di garanzia: l'altissima qualità dei numeri canori, sia gli stacchi vivaci, colorati e dirompenti, sia le pause di riflessione sentimentale a base di dubbi, rimorsi e malintesi. Protagonista unica - con tante guest star a farle compagnia: in special modo Lily Ho, Angela Yu e Chin Ping - la baby queen degli Shaw, Li Ching, primadonna assoluta, a metà tra Ginger Rodgers e Ruan Lingyu. Anche se forse il ruolo più intrigante spetta al suo partner di scena, Peter Ho, che cambia pelle strada facendo, e da irresponsabile latin lover si trasforma in uomo maturo, compiendo il percorso inverso rispetto al maschio classico - prima audace, poi debole - del mélo mandarino degli anni sessanta.
Grazie alla mediazione dei personaggi rigogliosi la trama romantica, facilmente anticipabile, passa in secondo piano e lascia spazio alla messinscenza opulenta, elegante, programmata (e splendidamente coreografata) nei minimi dettagli. Il finale si intorbidisce, oscura i toni - con una piccola parentesi da noir surrealista - e prova a suggerire un discorso intertestuale che rimane in sospeso: lo spettacolo e la realtà si fondono e si riassumono a vicenda. Le fugaci parentesi e gli sketches onirici che giocano con le potenzialità dei generi - la commedia a equivoci, il mélo fiammeggiante, il dramma familiare, la satira sociale, il thriller patinato - accellerano e decelerano a piacimento, cambiando di continuo il ritmo di base della narrazione e impennando vorticosamente, a seconda dello stato d'animo imposto all'audience.

Hong Kong, 1968
Regia: Inoue Umetsugu
Soggetto / Sceneggiatura: Inoue Umetsugu
Cast: Li Ching, Peter Chen, Allyson Chang, Chen Hung Lieh, Angela Yu

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