"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Hot War

Hot WarJingle Ma, direttore della fotografia piuttosto apprezzato per il suo lavoro con Jackie Chan (che in questa occasione produce), esordisce con Hot War dietro la macchina da presa. Dimostrando che il suo mestiere precedente lo porta a badare alla forma (barocca e eccessiva) piuttosto che al contenuto. Il rimpianto è per la mancanza di coraggio, principalmente in fase di scrittura: tre cervelli partoriscono un topolino, ovverosia la solita storia di terrorismo tecnologico. Contro il cattivissimo braccio destro di un magnate che vuole speculare sul disastro economico che lui stesso sta fomentando nel Sud Est asiatico si pongono tre eroi. Che non nascono tali, ma lo diventano in una settimana grazie all'innovazione di una ricerca della C.I.A. sulla trasmissione subliminale dei dati. Tre scienziati, tutti e tre orfani cresciuti insieme, sono costretti a intraprendere diverse strade: Blue è rapita, Tango One e C.S. la vogliono salvare a tutti i costi, mentre i capi dell'Intelligence preferirebbero mettere a tacere la cosa, costi quel che costi. I due amici si sottopongono alla terapia, che è ancora sperimentale, uno per amore della rapita, l'altro per vendetta (il killer gli ha ucciso la moglie il giorno delle nozze): il problema sono gli effetti collaterali non previsti.
Al di là di una storia che sa di già sentito nel momento stesso in cui incomincia ad ingranare, la messa in scena è meno algida del previsto, nonostante l'abbondanza di digitalizzazioni e manipolazioni delle immagini. Si vede l'inesperienza di Ma, soprattutto in quelle situazioni meno movimentate in cui ci sarebbe bisogno di orchestrare il crescendo emotivo, ma il suo cinema qui sembra per assurdo meno finto (di plastica) rispetto a quanto farà vedere nel prosieguo della carriera. Probabilmente perché il suo stile videoclipparo e trendy si sposa bene ad attori di fisico, poco espressivi, come Kelly Chan, Ekin Cheng e, in misura minore, Jordan Chan. La vacuità delle loro espressioni diventa un punto di forza da rileggere con ironia (chissà quanto voluta): smorfie, occhiolini e sorrisi di circostanza sono tutto quello che gli si chiede. Tecnico efficiente, regista incompleto, Ma sfrutta a dovere un paio di discreti colpi di scena e si limita a coordinare effetti speciali (curiosi, ricordano il seminale Tron), cornice complottistica, sequenze d'azione (di Stephen Tung) e burattini da animare. Di più non gli si chieda: non a caso i tentativi successivi di dimostrarsi autore con personalità ne dimostreranno l'inconsistenza stilistica.

Hong Kong, 1998
Regia: Jingle Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Calvin Poon, Law Chi Leung, Chow Siu Man
Cast: Ekin Cheng, Jordan Chan, Kelly Chan, Terence Yin, Vanessa Yeung

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