"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

House of Fury

House of FurySeconda prova alla regia per Stephen Fung, che ancora una volta, dopo il debutto con Enter The Phoenix, strizza l’occhio alla saga di Bruce Lee, con un riferimento nel titolo che però non va oltre la superficie.
Siu Bo (Anthony Wong) è un uomo di mezza età che gestisce una clinica di medicina cinese e ha la passione di raccontare storie strampalate.

Dopo la scomparsa della moglie, deve occuparsi da solo dei due figli: Nicky (Stepehn Fung), che lavora al delfinario, e la sorella Natalie (Gillian Chung), che invece studia ancora. I due fratelli, come capita spesso, sono come cane e gatto, solo che in questa famiglia, diciamo «particolare», le schermaglie si risolvono a colpi di kung fu. La storia familiare si svolge come un idillio simpaticamente divertente, finchè non compare Rocco (Michael Wong), ex-agente della CIA in cerca di vendetta. Ecco allora che si scopre che Siu Bo ha sempre lavorato sotto copertura per i servizi segreti, proteggendo l’identità di molti uomini coivolti nelle operazioni di intelligence, tra i quali proprio colui che ha costretto sulla sedia a rotelle Rocco, il quale, al rifiuto di Siu Bo di fornirgli informazioni, reagisce facendolo rapire. Ora fratello e sorella, con l’aiuto di Jason (Daniel Wu, il ragazzo di Natalie), dovranno unire i loro sforzi per ritrovare e  salvare il padre prigioniero, diventato ai loro occhi da inguaribile fanfarone a eroe dello spionaggio.
Oltre la scorza di una trama che ha poco di originale, ma che nella semplicità tutto sommato funziona, House of Fury si infiamma e scuote quando si arriva al kung fu. Abbondanti, anche se poco varie, le scene di combattimento, con le coreografie di Yuen Woo-ping che nonostante gli sforzi sanno di già visto per la gran parte e cedono il passo quando a menar le mani ci sono personaggi poco credibili come Gillian Chung, con conseguente abuso di controfigure e scene velocizzate al limite del ridicolo.
Il lato comico è quello dove il film fa meno grinze, mantenendo in piedi la baracca con un pizzico di verve. Anche qui, niente di nuovo o strordinario, ma tempi comici dignitosi e abbastanza godibili. Il cast se la cava tra alti e bassi: da Antony Wong, che incrocia ancora la sua strada con Michael Wong dopo Beast Cops, fino al regista Stephen Fung che lascia l’impressione di poter ancora dare di più nei panni di attore che dietro la macchina da presa. Efficace il duo delle Twins (particina per Charlene Choi, oltre a Gillian Chung) e da applausi la comparsa di Wu Ma, che riesce ad emergere anche al di sopra di un ruolo risibile come quello affidatogli.
In poche parole: sotto il kung fu, qualche risata. Il resto è poco o nulla.

Hong Kong, 2005
Regia: Stephen Fung
Soggetto / Sceneggiatura: Stephen Fung, Law Yiu-fai
Cast: Anthony Wong, Stephen Fung, Gillian Chung, Daniel Wu, Charlene Choi

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