"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

House of the Damned

House of the DamnedIl solito Lee Siu-kei, prolifico caratterista che come regista sembra essersi consapevolmente specializzato in categoria III ammiccanti o solarmente erotici (si veda ai capitoli The Fruit Is Swelling o Indecent Woman), finanzia questo horror diretto con mano artigianale dal mestierante Bosco Lam - suoi lavori come The Underground Banker o Chinese Torture Chamber Story. La storia effettivamente è poco altro che un pretesto. La solita Helena Law, vecchina costretta su una sedia a rotelle, abita in una casa buia e spettrale affittando camere a giovani donne che finiscono spesso e volentieri per fare una brutta fine. Naturalmente nasconde un segreto; a scoprirlo subendone le conseguenze sarà la coppia di giovani attrici squattrinate sue nuove coinquiline, ignare della cattiva nomea del palazzo. Una è una procace e svampita ingenuotta che verrà subito assalita da uno spirito stranamente attratto dalla carne, l'altra è una più seria ragazza dai forti precetti morali ispirati al cattolicesimo e alla Bibbia. A ronzarle attorno sono due giovani della troupe con cui stanno girando un film, un taciturno attrezzista e un più attivo attore particolarmente attratto dalle forme della prima. Ad interessare più del banale soggetto e del prevedibile svolgimento, a questo punto, è il divertente scontro culturale messo in scena. A contendersi il terreno sono la religione cristiana, la tradizione spirituale buddistico/taoista cinese e il folto terreno degli imbroglioni che della credulità popolare fanno un'arma per arrivare ai loro scopi. L'improbabile santone chiamato dalla più ingenua, che finirà con l'andarci a letto pensando di star compiendo un rito magico, la seconda ragazza che non crede all'esistenza dei fantasmi e si rifugia nella lettura di passi del suo testo sacro e infine l'attrezzista, in realtà esperto cacciatore di spiriti, sono le tre polarità che si rincorrono i favori del pubblico. Eliminato subito il primo provocatorio contendente, è allora chiaro che a uscirne vincitrice sarà la tradizione cinese, dato che la cattolica sarà alla fine posseduta dallo spirito che non credeva esistesse per finirne sposa. Pellicola che desta qualche piacevole sorpresa per gli spettatori occidentali, non certo per i suoi meriti intrinseci - a dir il vero piuttosto limitati se non assenti - quanto invece per il mutamento di visuale che impone, segnando nella religione cristiana non più finalmente la sola e unica strada per la verità. Esercizio fondamentale, quello del relativismo prospettico, che può trovare salutare sfogo anche in simili mediocri prodotti. Perché per il resto House of the Damned è altamente inconsistente. Certo l'intreccio, fino a un certo punto, funziona ed è collaudato. Peccato solo che il tutto si risolva in qualche luce verdognola diffusa e una profusione di tette in bella mostra di sé; di per sé non spiacevoli, beninteso, ma argomento ben misero con il quale confrontarsi parlando di cinema.
Senza dubbio si può trovare di meglio da fare: solo per gli orrorofili in astinenza.

Hong Kong, 1999
Regia: Bosco Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Bosco Lam, Jessica Chan
Cast: Eric Wan, Teresa Mak, Helena Law, Chapman To, Yeung Fan

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