House of the Flying Daggers

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

House of the Flying DaggersNella Cina del nono secolo, sul declinare della dinastia Tang, una setta segreta si oppone allo strapotere dei signori della guerra, derubando i ricchi per distribuire ai contadini bisognosi. Leo, capo provinciale delle guardie, ordina a Jin, suo aiutante, di investigare su una danzatrice cieca, Mei, giunta da poco alla locanda e sospettata di essere affiliata al gruppo ribelle. Fingendosi suo alleato, Jin riesce a far fuggire Mei dalle prigioni, nella speranza che lo conduca al nascondiglio della setta. Lungo il cammino avranno modo di esplodere finzioni, segreti, doppi giochi e malie.
Dopo l'indigestione di Hero, Zhang Yimou torna alla carica con un altro wuxiapian da esportazione pronto all'acclamazione generalizzata. All'apparenza prova a correggere gli errori insiti nella megaproduzione precedente - saccente, stilizzata alla nausea, pregna di un simbolismo kitsch (più che significante), per non parlare della morale tronfiamente conservatrice. Sebbene a fatica, House of the Flying Daggers non esagera con giochi cromatici, stilemi coatti e pretese artistico-snervanti di riporto: eppure, nonostante questo, nelle due pellicole s'intravede la stessa flemma da conquistatore, la stessa arroganza da narratore narcisista, esagerato - quel tocco di retorica grandeur che Zhang Yimou pare non saper più trattenersi dal mostrare. Permane, e non sarebbe un male, la cura maniacale per i dettagli (i colori e le scenografie limpide e frastagliate della locanda del piacere, quelle eteree della foresta di bambù), il gusto per coreografie edonista-elaborate (il gioco dei fagioli, sempre nella locanda, i numerosi duelli on the road, lo scontro finale sotto la neve, tutti merito del solito Ching Siu-tung), infine la grazia senza peso del movimento di corpi e umori. Tutti elementi attraenti, in qualche modo esotici, dunque ipnotizzanti - soprattutto per un pubblico occidentale. Peccato che sotto la coltre di imbellettamenti prostetici, il re sia nudo: la storia è risaputa, gli intrighi sono chiari sin dall'inizio, i colpi di scena non provocano brividi, essendo ovvi, e la ragnatela di attrazioni e fascinazioni ha più della soap opera che del dramma delle passioni di stampo shakespeariano. Sarebbe anche accettabile, se il film riuscisse a mantenere il buon ritmo visivo della prima mezz'ora: dopo il primo combattimento conseguente alla fuga, però, subentra la ripetizione più blanda e annoiata (con aggravante di scaramucce amorose), e ora della fine House of the Flying Daggers mostra tutti i suoi insostenibili limiti.

Hong Kong, Cina, 2004
Regia: Zhang Yimou
Soggetto / Sceneggiatura: Li Feng, Wang Bin, Zhang Yimou
Cast: Takeshi Kaneshiro, Zhang Ziyi, Andy Lau, Zhao Hongfei, Guo Jun

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