"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Human Lanterns

Human LanternsDue notabili si detestano e non evitano la minima occasione per sferrarsi reciproci colpi bassi. Quando Master Tan mette in piazza gli altarini di Lung, questi decide che deve vendicarsi in grande stile. In prossimità del Lantern Festival si affida a un abilissimo artigiano, pagato profumatamente per costruire una lanterna che al momento della competizione sia in grado di sconfiggere e umiliare l'avversario pubblicamente. Il problema è che l'artigiano è un vecchio nemico di Lung, che non solo lo ha sconfitto in duello, lasciandogli una vistosa cicatrice sul volto, ma gli ha anche portato via la donna amata.
Human Lanterns (conosciuto anche come Human Skin Lanterns: il soggetto deriva da una leggenda fantastica cinese) è un ibrido affascinante, un curioso esempio di commistione di generi - horror, thriller, gongfu e wuxia -, oltre che uno degli ultimi exploit di un certo rilievo del cinema in mandarino. Film in costume atipico, praticamente senza eroi, popolato da strani individui ambigui, nessuno escluso. Messinscena sontuosa, con la ricchezza tipica delle migliori produzioni Shaw Brothers e la regia vivace del veterano Suen Chung, capace di lasciare i giusti spazi alle superbe coreografie, ottimamente performate dai tre efficaci protagonisti (tutti esperti, a livello cinematografico, di kung fu e arti marziali). Le scene di tensione confermano la validità universale dell'assassino nerovestito e mascherato, con valenza sociologica (negativa, nichilista: il reo è un reietto, emarginato e disadattato) e ai limiti del tribale (non una novità per Lo Lieh, che aveva posato in panni simili nel suo Black Magic II). Quando la nemesi - un serial killer molto moderno che addirittura anticipa Il silenzio degli innocenti - entra in scena riesce ad inquietare, si comporta come un fantasma, anche se la pellicola tecnicamente non può essere considerata un horror. Per atmosfere Human Lanterns ricorda molto lo splendido Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni, di cui in parte recupera il finale (con l'incendio purificatore). Come thriller l'opera colpisce più per le atmosfere macabre che per il dettaglio esplicito, anche se tagli e problemi di censura (nudità e scene gore) rendono difficile la reperibilità di una versione integrale.

Hong Kong, 1982
Regia: Suen Chung
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang, Suen Chung
Cast: Lau Wing, Lo Lieh, Chen Kuan Tai, Tien Ni, Sun Chien

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