Iron-Fisted Monk

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Iron-Fisted MonkHawker è al tempio di Shaolin per perfezionare le sue abilità marziali. Apparentemente perso in continui scherzi ai danni dei compagni di corso, cerca in realtà il mezzo per vendicarsi dei soliti Manchu. Fuggito dal tempio, dove è convinto di non imparare abbastanza, aiuterà un villaggio a disfarsi dei suoi oppressori.
Iron-Fisted Monk non si discosta di molto dal solito stentato canovaccio del gongfupian di vendetta, con l'inetto che tramite il costante impegno e l'abnegazione di se stesso riesce a trovare lo slancio per riscattare il suo passato; non meriterebbe più di una menzione passeggera, non fosse per due particolari. In primo luogo è l'esordio alla regia di Sammo Hung: il nostro dimostra una buona capacità tecnica - senza dubbio frutto dei numerosi set frequentati negli anni precedenti, tra stunt, camei, coreografie e interpretazioni più corpose - caratterizzando unitariamente la pellicola con movimenti di macchina fluidi e ben calibrati (si veda la presentazione dei personaggi prima dei titoli di testa) e inquadrature efficaci. La sceneggiatura, scritta a quattro mani con il veterano Wong Fung, è certo disadorna e solo abbozzata, ma ha il pregio di tenere sotto controllo le derive da commedia: la comicità, relegata alla prima parte, non è fine a se stessa, ma funge da contrappasso spietato e stordente al messaggio di fondo. La pellicola vira subito verso la tragedia, con lo stupro e il suicidio di una donna da parte di un gruppo di ufficiali imperiali. Si arriva così al secondo elemento: il nudo (quasi) integrale e l'indubbia violenza morale sono di certo inusuali in un cinema solitamente asessuato e casto come quello di arti marziali (specialmente pensando alla carriera precedente e successiva di Sammo). Ma qui l'intento è ben preciso - non speculare su seni e centimetri di carne esposta, quanto arrivare nella maniera più schietta possibile al nucleo, ben racchiuso in una frase pronunciata a denti stretti da uno degli angheriati: «Sotto i Manchu la vita non ha più valore» (i Manchu come una qualsiasi dittatura, dunque). C'è da dire che nel suo furore popolare il prezzo da pagare è una insinuante ingenuità di fondo, sottolineata dagli sguardi tragici dei sottomessi e le risa sardoniche degli aguzzini.
Tentativo interessante, ma non sviluppato con la coerenza necessaria.

Hong Kong,  1977
Regia: Sammo Hung
Soggetto / Sceneggiatura: Sammo Hung, Wong Fong
Cast: Sammo Hung, Chan Sing, Fung Hak On, Dean Shek, James Tin

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