It Had to Be You

Scritto da Fabio Zanello. Postato in FILM

It Had to Be YouSe la faccenda del connubio cibo/commedia ci può rimandare alle riflessioni di Roland Barthes sulla trasformazione della merce in spettacolo, nel cinema asiatico questa è sempre una trovata ad effetto per rivitalizzare la commedia sentimentale.
In questo senso It Had to Be You è un film sulla lontananza di chi vuole instaurare legami affettivi, che si affievolisce e diluisce nelle cucine del ristorante dello chef Jason (Eric Tsang, come sempre impagabile).

La questione della lontananza diventerà familiarità, quando Jill porterà a casa un nuovo amico dalla madre sordomuta. Nessuna mitologia dell'amore, qui non è possibile, come accade invece nella filmografia di Wong Kar-wai. L'avvento della solitudine dei cuori spezzati, con un cane immaginario chiamato Fluffy che Jill porta continuamente a spasso, ci fa scoprire dunque che ristorazione e romanticismo hanno fatto da collettore a tutta una pletora di pellicole e congetture basate sull'amore smitizzato.
Ma non sappiamo ancora se la presunta attendibilità di questa commedia romantica del nuovo millennio, bollata da molti come eresia, possa diventare cruciale nei flussi della comunicazione. Si pensi alla videochiamata fra Jill e Jack, dove lei lo avverte di essere una delle Charlie's Angels, che fa la guardia alla sua casa.
L'universo di miti amorosi, e non, che i protagonisti e i registi mettono quindi in campo, li eccita, li esaspera e li stimola allo stesso tempo.
Certo sarebbe bello se ai registi e sceneggiatori coinvolti, venisse chiesto di spiegare se il loro lavoro abbia elementi di vita vissuta; e se sì quali.
Ma sarebbe interessante anche  sentire da loro quale fondamento storico abbia il materiale che ha in apparenza dato ai film il frisson di una presunta autenticità.
Sul piano espressivo è interessante inoltre l'uso della musica, capace di mutare registro, passando dal jazz pianistico al tango argentino, per riflettere la mimesi sentimentale dei protagonisti. Senza contare i siparietti con disegni alla Peynet e con didascalie come The Dream It's Over, che ricordano certi film di Eric Rohmer. Tutto costruito ad hoc per esplicitare le emozioni di una gioventù urbana ai margini dei legami affettivi.

Hong Kong, 2005
Regia: Andrew Loo, Maurice Li
Soggetto / Sceneggiatura: Theresa Tang
Cast: Karena Lam, Ekin Cheng, Harvey Hu, Bobo Chang, Eric Tsang

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