"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Killer

KillerQuattro assassini - e mezzo: c'è anche, leggermente in disparte, l'autista compagno di mille battaglie - al soldo delle triadi, professionisti fidati, amici inseparabili, si trovano con le spalle al muro quando, dopo una missione azzardata, scatenano l'ira di un potente gangster rivale e l'attenzione della polizia, che costringe il loro mandante a tradirli. Nelle mille difficoltà del momentaccio - Tung, colto e raffinato, inizia a provare simpatia per la fidanzata di Po, il quale invece pensa solo al lavoro; Mantis ha una relazione adulterina con la donna di un nemico; Yung, ingenuo, cerca di imitare senza troppo successo l'adorato Tung - i killer iniziano a cedere e a perdere terreno. Scatenano una reazione a catena, cominciano a cadere sul campo, uno per volta, per sfortuna, per eccesso di violenza o perché intrappolati, fino alla resa dei conti decisiva con l'ultimo antagonista rimasto in gioco.
Con il sottovalutato Killer - forse penalizzato da un titolo che evoca paragoni troppo scomodi - Billy Chung si conferma reuccio del noir a basso profilo, costantemente sull'orlo del collasso economico e dell'implosione su trame mai particolarmente elaborate. Dalla sceneggiatura, ma probabilmente è più un canovaccio su cui innestare interazioni emotive credibili, emerge l'istinto chiaroscurale e nostalgico, lo spirito apologetico, il fatalismo da strada tipico del regista. Chung stravede per i suoi gangster, li coccola e li dipinge come eroi fallibili agli occhi del pubblico, nella speranza di renderli amabili. Con la stessa voglia di osare e la stessa predisposizione al nichilismo di certi polar dei bei tempi, coniuga la forma solo apparentemente ammorbidita del poliziesco periferico, sentimentalmente conscio della lezione drammatica, dal basso, di Young and Dangerous e dei suoi cloni spuri (e, dall'alto, dei migliori lavori targati Milkyway), con lo spleen malinconico e consapevole dei protagonisti. Triadosi cool, icone popolari, maledetti orgogliosamente condannati dalla loro stessa freddezza. Attori di buon livello, nomi di rilievo costretti all'artigianato (Jordan Chan; Kenneth Tsang, molto invecchiato), bellezze decorative (la fin troppo acqua e sapone Yoyo Mung, la più sanguigna Claire Yu), cattivi collaudati (Karel Wong, Lo Meng) e emergenti o caratteristi capaci di elevare la materia (l'ombroso Simon Loui, anche partecipe al lavoro di scrittura; Ken Wong; Mark Cheng), soprattutto quando si relazionano tra di loro, non senza un minimo compiacimento nello sfruttare con mestiere le tragedie del momento. Completano la riuscita sopra la media di un prodotto inevitabilmente minore le musiche calzanti, la fotografia tutta ombre, il montaggio raffinato e la regia personale quanto basta per superare agevolmente il ritmo placido e affabulatorio della fiction soap operistica.

Hong Kong, 2000
Regia: Billy Chung
Soggetto: Jackie Ma
Sceneggiatura: Edmond Pang, Billy Chung, Simon Loui
Cast: Jordan Chan, Simon Loui, Mark Cheng, Ken Wong, Yoyo Mung

Free Joomla templates by L.THEME