Killer Clans

Scritto da Stefano Locati. Postato in FILM

Killer ClansMeng Sheng-hun è un assassino alle dipendenze della misteriosa Ko: il suo ultimo obiettivo è Sun Yu, capo del clan Lung Men. L'uomo sta per festeggiare i suoi cinquant'anni e organizza una lussuosa festa, con centinaia di invitati. Occasione imperdibile per Meng, che può infiltrarsi e spiarlo da vicino. Il potere del patriarca è basato su tre pilastri: Sun Chien, suo figlio, Lu Hsiang Chuan, esperto in 72 differenti armi, e Han Tang, misterioso e solitario guerriero, sua guardia del corpo. Il problema per Meng è che anche i rivali di Sun Yu, gli uomini del clan Roc, vogliono la sua pelle; per non perdere la ricompensa, deve trovare il modo di colpire per primo. La complicazione inaspettata arriva sotto le diafane spoglie di una donna, che incontra mentre vaga per la foresta, intenta a recitare una poesia. Nonostante il vecchio amico Yeh Hsiang, assassino ormai dedito all'alcol, lo sconsigli sul proseguire la relazione («Nome, famiglia e amore non sono per persone come noi», gli spiega tra un sorso e l'altro), Meng non si dà per vinto, mentre l'ineluttabile lotta tra Lung Men e Roc continua a mietere vittime.
Tratto da un racconto di Ku Lung (lo stesso a cui Jue Yin Ping si è ispirato per Butterfly and Sword, del 1993, con Michelle Yeoh e Tony Leung Chiu-wai), Killer Clans si apre con una vertiginosa sequenza di nomi ed eventi in cui è facile perdersi. Si tratta di uno di quei film che per essere apprezzati al meglio andrebbero rivisti almeno due volte; la prima per familiarizzare con personaggi e situazioni, la seconda per immergervisi e goderne appieno. Non si tratta però di un limite, perché è certo che anche a un'ipotetica terza visione la pellicola non perderebbe un'oncia del suo fascino riottoso. Chor Yuen per i suoi wuxiapian predilige infatti uno stile barocco e ricercato, in cui la coralità dei personaggi tratteggia paesaggi epici di una luminosità ammaliante, di cui è facile stupirsi ogni volta in modo diverso. L'indomita predilezione per la stranezza (armi improbabili, colpi bizzarri, coreografie aeree e ribollenti, scenografie di una decoratività invadente) si coniuga con un gusto quasi struggente per la ricerca dei dettagli - dagli ambienti scelti con cura pittorica, alle complesse evoluzioni caratteriali dei protagonisti. Intrighi e loschi piani, amicizie, onore e soprattutto tradimenti si susseguono a ritmo serrato, facendo implodere qualsivoglia senso della realtà: in questo senso i numerosi duelli - taluni gioiosamente straripanti inventiva, con una cura avvolgente nella scelta delle inquadrature (basti lo scontro tra Sun Chien e alcuni violentatori, a ridosso di alcuni alberi che spuntano dalle acque di un lago) - non sono semplicemente un riempitivo, ma il motore primo dei continui sconvolgimenti di fronte. Un labirinto di specchi al quale è impossibile non abbandonarsi.

Hong Kong, 1976
Regia: Chor Yuen
Soggetto / Sceneggiatura: Ni Kuang
Cast: Chung Wa, Guk Fung, Yueh Hua, Lo Lieh, Wong Chung

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