Killing Me Tenderly

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Killing Me TenderlyTra un film (The God of Cookery) e l'altro (The Lucky Guy) con l'amico Stephen Chiau, Lee Lik-chi trova il tempo di continuare un suo percorso registico molto personale. Con Killing Me Tenderly torna alle atmosfere agrodolci di Tricky Business e Romantic Dream, disegnando una delicata commedia romantica che, sempre sul punto di esplodere (in farsa demenziale), vira bruscamente nel finale verso i lidi del serial thriller. Spin-off rosa di The Bodyguard from Beijing e in misura minore parodia dell'originale La guardia del corpo, il film vede un poliziotto di campagna, annoiato dalla quiete rurale, al suo primo incarico in città: proteggere in incognito una cantante minacciata da un fan maniaco. Per mimetizzarsi nell'entourage e per guadagnare la fiducia dell'artista l'uomo, che a furia di stare a contatto con la bizzosa cantante se ne innamora, è costretto a fingersi gay.
Funziona tutto meglio del previsto, a partire dal cast. Leon Lai, solitamente duro e puro, si sveglia dall'abituale torpore e riesce a sfumare un personaggio di difficile resa, perennemente a rischio di collasso e scarsa credibilità. Idem per il resto della truppa, da Sammi Cheng, non ancora famosa su grande schermo, alle tre sorelle (gli stralunati Wyman Wong, Vincent Kok e Joe Cheng), da Sandra Ng, breve ma essenziale, a Wayne Lai, piccolo uomo sull'orlo di una crisi di nervi. Con l'ausilio di pochi ritocchi - la produzione è di Joe Ma, la fotografia di Joe Chan, il sottofondo canto-pop è cortesia dei due protagonisti - Lee dirige con grande maturità, sottolineandone i particolari e le pieghe emotive, un mélo semplice ma non banale, divertente, a tratti commovente, scatologico, folkloristico, sovraccarico ma acutamente consapevole della sua duplice identità, persino inquietante nelle svolte drammatiche finali. Al di là degli innegabili difetti (gli eccessi non sono sempre dosati al meglio e il rischio di strafare è dietro l'angolo; il colpo di scena finale con conseguente cambio di ritmo non è fluido come dovrebbe), resta una piccola gemma da riscoprire, un'opera ritmata, piacevole, un nostalgico modo di comprendere e assaporare la commedia sentimentale cantonese in uno dei suoi periodi di grazia, poco prima che la crisi annebbiasse le idee e il talento anche dei cervelli migliori.

Hong Kong, 1997
Regia: Lee Lik-chi
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Lik-chi
Cast: Leon Lai, Sammi Cheng, Wyman Wong, Wayne Lai, Vincent Kok

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