King of Comedy

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

King of ComedyCon King of Comedy il più popolare comico di Hong Kong, Stephen Chiau, coadiuvato dal fido Lee Lik-chi, non solo firma un capolavoro irripetibile, ma contemporaneamente paga il suo tributo a molte delle sue fonti d'ispirazione, Michael Hui in testa (ma nel gioco di citazioni entrano anche Chaplin, Buster Keaton e Hollywood Party). La voglia di far ridere si sposa ad una vena sociale che non può lasciare indifferenti, soprattutto quando sposta in primo piano i personaggi e i loro sentimenti. Chiunque si può identificare nelle tragicomiche vicende che vedono protagonista Chiau, che vorrebbe entrare nel mondo del cinema e diventarne un protagonista. Ma gli inizi sono duri e la porta d'ingresso non è quella principale, e così tra comparsate dall'esito disastroso e un lavoro frustrante al nostro non rimane che ridimensionare le sue aspirazioni per insegnare recitazione. Non sarà un successo, almeno fino all'incontro / scontro con un'hostess dalla lingua lunga.
L'inizio è con il botto: Chiau, messo subito alla prova, offre un saggio della sua straordinaria capacità di improvvisare e di creare situazioni esilaranti con il solo uso delle espressioni facciali. Su un altro terreno, quello della pura parodia, non c'è rispetto per niente e nessuno, nemmeno per il pluricelebrato hardboiled à la John Woo (ma la sequenza esasperata, in chiesa, proviene da Her Name Is Cat di Clarence Ford).Non c'è singolo momento in cui poter tirare il fiato, non c'è sequenza che non sia perfettamente riuscita. Ma non si tratta di comicità grezza, bensì di una matura consapevolezza con cui Chiau offre tutto se stesso al pubblico: nel momento stesso in cui mette in piedi lo sketch l'attore sa bene che il suo sviluppo non si ferma all'ilarità della battuta in sé, ma implica una profonda riflessione. Come nei migliori esempi del genere lo spettatore non ha il tempo di comprendere - ma lo capirà alla fine - che la risata è più tragica che comica, che la storia sullo schermo non è una farsa senza riferimenti ma che la sua attualità è tremendamente tangibile. Il doppio livello permette agli autori di affrontare temi importanti, mascherandoli, e di smitizzare con lo stesso procedimento i presunti valori dell'immaginario collettivo.
L'apparenza inganna: semplice nella forma ma non nella sostanza, King of Comedy prende in esame il mondo del cinema e illustra usi e modi dei suoi curiosi abitanti. Grazie ad una serie di storie secondarie, vengono caricaturati, in ordine sparso: il mondo delle triadi; i night club e i loro clienti; i metodi della polizia e le sue tecniche per infiltrare gli agenti. A vigilare l'inquietante figura di un bimbo grassoccio che gira sempre nudo e che ogni tanto compare a sorpresa sullo schermo, con effetti plasticamente comici. Jackie Chan compare per un cammeo, ricambiato da Chiau in Gorgeous, e Cecilia Cheung, al debutto, dimostra che bellezza e bravura possono coesistere.

Hong Kong, 1999
Regia: Lee Lik-chi, Stephen Chiau
Soggetto / Sceneggiatura: Stephen Chiau, Erica Lee Man, Tsang Kan-cheung
Cast: Stephen Chiau, Cecilia Cheung, Karen Mok, Ng Man Tat, Lam Chi Sin

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