"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Knight of Knights

Knight of KnightsSpade piantate nel petto, arti tranciati, facce sfigurate, sangue che scorre rosso e copioso. L'incipit è violento, e anche se il proseguo si adagia su più convenzionali schermaglie, rimane di fatto promettente: sei fratelli in armi si introducono nel tempio di Zhaoqing per stanare dei finti-monaci fuorilegge, trovandovi invece la morte. Merito degli infidi trucchi disseminati nelle diverse stanze, labirinto di trappole infernali. Solo uno, ferito, riesce a dare la notizia della sconfitta a Wen Su-chen, studente anziano della Dragon School. Assieme a due compagni, Wen Long e Wen He, Su-chen chiederà ospitalità nel tempio sotto le mentite spoglie dello studente Wu Shiying. Infiltratosi nei sotterranei, scopre lo sporco trucco dei monaci, che - nell'attesa di colpire l'ufficiale Lin e sua figlia, presto in visita nella regione per indagare sulle voci della corruzione del governatore Wang - si sollazzano rapendo le donne dei dintorni. Su-chen aiuterà la moglie e la sorella del carpentiere Yau a fuggire, impegnandosi poi per sventare le pericolose trame politiche dei banditi, che potrebbero coinvolgere la popolazione innocente.
Conosciuto forse solo per la conchiusa e divertita sceneggiatura di Chang Cheh - preambolo indispensabile alla comprensione del suo deciso innesto nel genere con le future regie, in grado di riconfigurare l'epica del wuxiapian (a partire da The Magnificent Trio, Tiger Boy, Trail of the Broken Blade, e non da ultimo The One-Armed Swordsman) - Knight of Knights acquista però valenza propria e indipendente nella compattezza sentimentale che Sit Kwan infonde nei personaggi. Mentre la trama procede semplice e diretta, con pochi significativi eventi a puntellare l'attenzione, lo sguardo partecipe del regista riesce a permeare di un romanticismo d'altri tempi i protagonisti; il volto classico di Kiu Chong assurge così a ibrido iconografico - tra guerriero tragico, super eroe e sprovveduto studente, in imbarazzo per la vicinanza di una donna. Le ingenuità assortite - l'enfasi teatrale nella recitazione, dialoghi spesso retorici, duelli ritratti con meno artifici di montaggio rispetto a oggi - smascherano con facilità la relativa età del progetto, ma mantengono intatto il fascino discreto e perfuso di ambientazioni claustrofobiche, relazioni sentimentali scoperte e, su tutto, un senso di fine impellente - che accompagna egualmente le macchinazioni dei 'cattivi' e la strenua resistenza dei 'buoni'.
Emozioni ed eroismo in azione, con una sincerità tanto spiccata che difficilmente può essere fatta passare per semplice inconsapevolezza.

Hong Kong, 1966
Regia: Sit Kwan
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Cheh 
Cast: Kiu Chong, Cliff Lok, Lily Ho, Lily Li, Chen Hung Lieh

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