Kung Fu Jungle

Scritto da Eugenio De Angelis. Postato in FILM

Kung Fu Jungle

Al di là del successo commerciale ottenuto con The Monkey King, il 2014 verrà ricordato dai fan di Donnie Yen per questo Kung Fu Jungle che centra l’obiettivo fallito di recente con Special ID e Iceman: intrattenere con sequenze d’azione ben calibrate, supportate da una storia che prova a essere qualcosa (poco) più di un mero pretesto. Merito anche del regista Teddy Chen che si riunisce con la star cinque anni dopo la sua ultima regia, Bodyguards and Assassins, in un thriller d’azione nel quale Donnie sembra mettere da parte il proprio ego, lasciando parte del palcoscenico all’antagonista interpretato da Wang Baoqiang.

Yen è Hahou Mo, un insegnante di arti marziali che sta scontando una condanna di cinque anni in prigione, dopo essersi costituito per aver accidentalmente ucciso un uomo in combattimento. Appresa la notizia dell’uccisione a mani nude di un suo vecchio avversario, propone all’ispettore Luk Yuen-Sum (Charlie Yeung) di aiutare la polizia a risolvere il caso in cambio della libertà provvisoria. Mo dichiara infatti di conoscere i nomi delle prossime vittime, avendo capito che il piano dell’assassino consiste nel combattere fino alla morte sette specialisti di differenti arti marziali affrontandoli con la loro tecnica, per dimostrare la propria superiorità.

La struttura del film intreccia la classica caccia all’uomo della polizia, per la verità piuttosto incompetente, con i duelli dell’assassino, impegnato a sconfiggere un avversario dopo l’altro. Nel mezzo il personaggio di Donnie Yen, i cui intenti nascondono alcune ombre che rappresentano gli unici sussulti di una trama molto lineare, ma che servono anche a far risaltare le virtù del personaggio e l’amore per la compagna Sinn Ying (Michelle Bai). La cosa più sorprendente è che la star cinese, qui anche action director, non è il centro dell’azione del film, pur avendo tre scene - collocate strategicamente a inizio, metà e fine – che faranno la gioia dei fan, come quella iniziale in prigione dove affronta diciassette avversari contemporaneamente. L’azione infatti è retta quasi interamente da un ottimo Wang Baoqiang, nel ruolo di un personaggio sgradevole, zoppo e con una perenne smorfia sul volto, portato a concepire il suo folle piano dalle circostanze della vita. Wang ruba la scena ogni volta che entra in azione, dando prova di grandi qualità atletiche in una serie di set suggestivi, su tutti quello dell’installazione artistica e del set cinematografico. L’apice però ovviamente viene raggiunto nello scontro finale tra i due antagonisti: quasi un quarto d’ora di duello a mani nude e armi non convenzionali tra le corsie di un’autostrada trafficata che ripaga ampiamente le attese.

L’esito è prevedibile, ma ciononostante stupisce come una sorta di passaggio di consegne in cui un Donnie Yen in versione meta-cinematografica riconosce l’importanza dei valori tradizionali rispetto alla necessità di essere i migliori. Sembra così aprire alla possibilità di vederlo più spesso in futuro anche nei panni del gregario di lusso, interpretando uomini saggi e giusti che passano all’azione solo se costretti a farlo, richiamando tra l’altro alla memoria uno dei suoi personaggi più iconici, Ip Man, di cui è in lavorazione il terzo capitolo. A rafforzare questa sensazione crepuscolare è l’incredibile quantità di camei e omaggi contenuti nel film, quasi a voler rendere un tributo all’intera industria delle arti marziali di Hong Kong: oltre a un paio di citazioni visive come quella di Drunken Master, fanno apparizioni fulminee vecchie e nuove glorie, registi, produttori e coreografi, tutti ripresentati diligentemente nei titoli di coda (tra i tanti: Raymond Chow, Bruce Law, David Chiang, Derek Kwok, Tony Leung Siu-Hung).

Kung Fu Jungle non è ovviamente esente da difetti: una sceneggiatura zoppicante, motivazioni e comportamenti dei personaggi senza molta logica e una CGI davvero anacronistica, fortunatamente usata col contagocce. Pur non brillando particolarmente però, dal punto di vista dell’azione è probabilmente quanto di meglio Donnie Yen abbia fatto negli ultimi tempi e tanto basta.

Hong Kong/Cina, 2014
Regia: Teddy Chen.
Soggetto/Sceneggiatura: Lao Ho-leung, Mak Tin-shu.
Action director: Donnie Yen, Yuen Bun, Yan Hua.
Cast: Donnie Yen, Baoqiang Wang, Charlie Yeung, Michelle Bai.


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