Kung Fu Mahjong 2

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Kung Fu Mahjong 2Moglie trascurata, casalinga annoiata, Fanny sfoga le sue frustrazioni familiari nel mahjong, in cui eccelle. Il destino malevolo vuole che sulla sua strada incappi nella sorella viziata di un criminale, che le ruba con l'inganno il marito e la costringe a prendere parte ad un prestigioso torneo di mahjong per riconquistarlo. Il premio in palio però è ben più alto - soldi e prestigio - e vede opposti al tavolo verde, oltre a Fanny, una serie di loschi figuri disposti a tutto per ottenere il bottino grosso. Solo un adeguato addestramento tenuto dalla famiglia di Fanny, con l'aiuto di una serie di buffi amici, potrà aiutare la ragazza nell'impresa disperata.
Nell'asfittico panorama produttivo d'oggidì vedere un film di medio successo che genera a breve distanza un remake è un attacco di nostalgia non indifferente. Fautore di siffatta operazione non poteva che essere il re Mida della (ex) Hollywood d'Oriente, Wong Jing, che cerca di bissare con Kung Fu Mahjong 2 i buoni risultati di pubblico ottenuti con il prototipo dello stesso anno. L'inventiva del regista-sceneggiatore-e-perché-no-anche-stavolta-attore non prevede prigionieri. Il che si traduce in: richiami e parodie (Kamikaze Girls, la soap coreana Dae Jang Geum, Ong Bak) inanellati senza soluzione di continuità, stupidaggini assortite a getto continuo, personaggi (chi altri poteva inventarsi il clone cantonese di Ronaldinho?) e situazioni tanto surreali quanto demenziali, spirito anarchico a gestire i (pochi, in realtà) materiali a disposizione. Cherrie Ying, tracagnotta e perfettamente a suo agio, spadroneggia in un contesto involgarito dove le gag sono pragmatiche, condite da parlantina e mimica prettamente locali e da un gusto razzista (contro italiani, thai e i soliti indiani) che non si vedeva, così esplicita, dai primi God of Gamblers, di cui la pellicola è un parente (ancor più) decerebrato. Si ride quel tanto che basta per dimenticare i momenti di stanca, inevitabili, e la ripetizione del modello generale. Recitazione e regia sufficientemente disinvolti allentano la tensione che le poche scene d'azione, diminuite per numero e qualità, provvedono a garantire. Come ai bei vecchi tempi, si diceva, e come allora le cose, nella loro rozza proletarietà, funzionano quel tanto che basta a non deludere.

Hong Kong, 2005
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Fung Keung
Cast: Cherrie Ying, Yuen Qiu, Yuen Wah, Terence Yin, Sammy Leung

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