"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Laboratory of the Devil

Laboratory of the DevilLaboratory of the Devil è un vero e proprio sequel del primo Men Behind the Sun: ci troviamo, infatti in un momento in cui i giapponesi hanno già smantellato il campo di concentramento 731 della Manciuria ma non hanno ancora perso la guerra pur versando verso il peggio. Si ritrovano allora i superstiti e, nuovamente capitanati dal terribile generale Ishii (interpretato sempre dallo stesso attore) ricostruiscono una base militare dove continuare gli stessi esperimenti nella speranza che siano l'unica arma possibile per permettere al Giappone di vincere la guerra. Rincominciamo così una sequela di scene di torture efferate, alcune riprese dal primo film come la famosa scena delle braccia spellate o ghiacciate e poi spaccate a martellate, intervallate da barattoli con feti deformi o sezionati in formaldeide, gente dalla pelle devastata dai batteri che ricordano un po' Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi, un'operazione dove estraggono un cuore pulsante ad un uomo...Non manca il punto clou del primo film, ovvero la vera autopsia, che viene però effettuata sul cadavere di una donna (morta da un bel po', a giudicare dalla legnosità degli arti mentre li segano). Autopsia vera e mostrata molto bene, anche se ci lasciano orfani dello scoperchiamento del cranio e relativa estrazione del cervello, una parte che sarebbe stata assai gustosa e pertinente al film.
La sottotrama principale è quella di un surdato 'nnamurato che ci regala melensi flashback kitsch in fatati boschi di betulle con lei splendida in kimono che gli sussurra «Ti aspetterò!» e lui «Non so, ho un brutto presentimento...» e lei di rimando «Qualunque cosa accada io ti aspetterò!»... Questa storia struggente ci ammorba per tutto il film, con lui che nei suoi incubi la vede stuprata dagli estranei e lei che cerca di raggiungerlo.
Laboratory of the Devil è da considerarsi l'opposto del primo film. Anche se tutto sommato vengono mostrate le stesse cose, se non di più, cambia totalmente negli intenti e nelle sensazioni che suscita. Lo stile è molto più narrativo, per niente documentaristico, e già sparisce la sensazione di realismo che rendeva così disturbante il primo capitolo, e anche gli aguzzini sembrano meno perversi. Non dimentichiamoci che alla regia c'è Godfrey Ho, nome legato all'exploitation più pura, noto in occidente per gli infiniti ninja movies che ha diretto, che dirige con mestiere sicuro, ma lo fa con la classica regia dell'artigiano che cavalca tutti i generei con indifferenza e che dirige allo stesso modo un film drammatico, uno di azione o un horror. Dopo la sua militanza in pellicole come Ninja - Il padrino e Ninja il campione non gli sembra possibile fare un film senza scazzottate e gente che emerge dagli alberi o dal terreno, e infatti anche qui ci regala una sequenza memorabile di kung fu coreografato malissimo ma che suscita immediate risate. Grande finalone action con i prigionieri e i soldati che non ci stanno che insorgono contro i superiori in una bella orgia di sangue, budella e sparatorie. E' un film che piacerà di ai fan dello splatter pop-corn che non avevano apprezzato il primo per la troppa serietà.

Hong Kong, 1992
Regia: Godfrey Ho
Soggetto / Sceneggiatura: 
Cast: Jue Gong, Leung Yuen Jing, Wan Man Ying, Chui Ming Hong

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