"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Last Hurrah for Chivalry

Last Hurrah for Chivalry Si potrebbe quasi dire nel nome del padre (artistico, s'intende!). John Woo riesce finalmente ad allontanarsi dai lidi della commedia e del gongfupian degli esordi - generi che gli andavano stretti anche a suo dire - per approdare al wuxia, il prediletto dal suo mentore e maestro Chang Cheh (del quale fu aiuto-regista in piu' di una occasione). Naturalmente a posteriori è facile dire che neanche questa sarà la sua strada - ci sono ancora da sostituire le spade con le pistole, oltreché i costumi tradizionali con gli occhiali scuri - però per la prima volta si inizia ad intravedere la sua poetica, pur se ancora in nuce. Ma è interessante coglierla in mutamento, nel suo farsi, per notare quanto egli effettivamente debba a Chang Cheh. Ci troviamo infatti di fronte ad una storia di stampo tradizionale che ruota attorno all'onore, l'amicizia e il tradimento, in grado di far emergere molti dei topoi del cinema dell'anziano regista.
Pai attacca il facoltoso Kao proprio il giorno delle sue nozze, peraltro con la complicità di quella che doveva essere la sposa. La famiglia e gli amici di Kao saranno decimati. Il giovane andrà allora alla ricerca del suo maestro per chiedergli la spada Yuet Yin e perpetrare così la vendetta. Il maestro si rifiuta però di cedergli l'arma per timore del suo comportamento ambiguo, causato dai sentimenti contrastanti. Il giovane incontrerà quindi lo spadaccino Chang, con il quale stringe amicizia, convincendolo ad aiutarlo. Fa il suo ingresso in scena anche Tsing, guerriero disilluso e perennemente ubriaco per una precisa scelta, che rifiuta l'amore concessogli da una prostituta in considerazione della propria presunta abiezione.
Lo scacchiere risulta così disposto e Woo si concede di giocare con le sue pedine nel modo più spietato. Se difatti i temi sono già stati ampiamente sondati da tutta la tradizione dei film di cavalieri erranti, Woo aggiunge una punta di pessimismo e di senso della fine in grado di creare uno scarto tra il mondo utopico degli albori e gli uomini che sono costretti a vivervi pur sentendo che i tempi stanno mutando (significativo quel last nel titolo, a questo proposito). Sia Chang che Tsing, ciascuno a modo suo, sono ormai estranei al loro tempo. Chang è l'ultimo esponente di un mondo che si sta dissolvendo. Il suo attaccamento agli antichi valori di onore ed amicizia è trattato come una sorta di cecità nei confronti della realtà - ma forse, pare dire Woo, è proprio questa sua sorta di misticismo sognante ad emergere come la sua forza. Tsing è invece consapevole, troppo consapevole, ormai disilluso, e per questo si autoinfligge un mercenariato al miglior offerente per dimenticare chi realmente è. I due protagonisti sono quindi figure speculari di uno stesso processo la cui estremità opposta è proprio Kao, instancabile tessitore di trame e bramoso di potere e controllo. Il confronto che subito viene alla mente è quello con The Blood Brothers, anche se in Woo il processo misogino, ben evidente in quella pellicola, si stempera (il suo cinema è sempre stato più femminino, pur nella eguale mancanza di figure centrali di donna) - per tutte valga la figura della prostituta, dispensatrice di pace, in confronto alla figura ambigua di donna tentatrice del film di Chang Cheh.
Caratterizzati in questo modo gli elementi centrali, non resta che riferire dello stile. Ebbene Last Hurrah for Chivalry è un tuffo continuato nell'azione - si vedano ad esempio gli ultimi 40 minuti di combattimenti quasi ininterrotti - in cui il rigore formale e la regia limpida e lineare si assommano però ad una certa qual meccanicità dei movimenti. Le coreografie sono sicuramente all'altezza (divertente notare l'incursione - in un soggetto tanto tragico - di elementi quasi comici come lo stile del Buddah dormiente) e di sicuro impatto spettacolare, ma risultano forse carenti sul versante emotivo, essendo un po' di maniera.
In ogni caso questo è un film assolutamente interessante e godibile, e sarebbe un errore ritenerlo un prodotto minore solo perché meno famoso o unica incursione nel genere da parte del regista.

Hong Kong, 1979
Regia: John Woo
Soggetto / Sceneggiatura: John Woo
Cast: Wei Pai, Damian Lau, Lau Kong, Wai Chu-wah, Lee Hoi-san

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