"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Lavender

LavenderUn probabile passo falso per il divertente autore di Love Is not a Game, but a Joke e Metade Fumaca. Non che questo Lavender non dimostri le buone qualità del regista - e anzi le amplifichi, considerato l'evidente lievitare del budget - ma si perde in una storia tanto tirata e ritrita da rasentare l'inutilità (perlomeno per uno spettatore occidentale - che di storie di angeli, per quanto bizzarre, ne ha fin sopra i capelli).
Athena è un'aromaterapeuta ultimamente sempre più triste per la morte accidentale del suo fidanzato, un poliziotto, risalente all'anno precedente. Una notte nel suo appartamento piomba un angelo che si è spezzato un'ala e dunque non può più volare. Dopo qualche titubanza, Athena acconsentirà a farlo rimanere il tempo necessario perché guarisca. Inizia una difficile convivenza, mentre Angel (questo il nome dell'angelo!) inizia a frequentare il suo vicino di casa, Chow Chow, omosessuale e a sua volta innamorato del defunto fidanzato di Athena.
Bisogna ammettere che il film parte bene, facendo ben sperare. Ambientato nell'artistico quartiere di SoHo (di Hong Kong), presenta subito in maniera bizzarra il personaggio di Kelly Chan. Ogni sera la ragazza si ritrova a fare sempre le stesse cose, gli stessi gesti. Tornando a casa dal suo negozio compra un palloncino, mangia versando amare lacrime nel bicchiere pieno d'acqua, fa un bagno alle essenze, poi scrive un messaggio sul palloncino e lo lascia fuggire in cielo - sperando che raggiunga il suo amore perduto. Questa routine è interrotta dall'irruzione di Angel. Anche il suo è un personaggio interessante, se si vuole anche atipico come messo celeste (in maniera simile a quanto fatto nell'americano Michael con John Travolta). Si ubriaca bevendo birra, finisce con il fare spogliarelli in un club, ma soprattutto dimostra un feticismo davvero esasperato per le scarpe - tra l'altro una delle scene più divertenti si dimostra essere il balletto di scarpe nel soggiorno della casa di Athena.
Proprio in considerazione di questa buona partenza, è ancora più seccante notare come tutto (o quasi) venga gettato alle ortiche. Il proseguio della storia è banale, prevedibile e - ancora peggio - allungato oltremisura. E anche il vero finale, quello che cambia le carte in tavola gettandoci nel dubbio, arriva troppo tardi, fuori tempo massimo, perdendo così di incisività. L'intreccio si limita a presentare qualche scenetta surreale e romantica alternata all'evolversi della relazione tra Athena ed Angel (Chow Chow viene ben presto dimenticato per strada), senza scendere in profondità e non aggiungendo nulla di nuovo a quanto già non si trovi in una qualsiasi commediola sentimentale americana.
Lo spazio attoriale è stabilmente occupato dalle figure maschili. In particolare Takeshi Kaneshiro regala una performance divertente e varia che rimane impressa per la sua freschezza. Anche Eason Chan può strappare più di un sorriso, con la su faccia corruciata e le parrucche improbabili. Un po' sottotono invece Kelly Chan - probabilmente più a suo agio nei ruoli meno velleitari di And I Hate You So e Anna Magdalena. Nonostante la caduta, si spera non ci siano grandi problemi nel futuro per Riley Yip (Kam-hung). Ha dimostrato di avere nelle corde ben altri capolavori (magari aggiustando il tiro in fase di scrittura).
Un'ultima curiosità. In alcune sale hongkongesi il film è uscito corredato con un marchingegno in grado di spandere sul pubblico gli odori adeguati durante le scene chiave.

Hong Kong, 2000
Regia: Riley Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Riley Yip
Cast: Takeshi Kaneshiro, Kelly Chan, Eason Chan, Cheng Pei Pei, Terence Yin

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