"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Legend of the Flying Swordsman

Legend of the Flying SwordsmanThe Legend of the Flying Swordsman è un film molto particolare: ci si aspetterebbe il solito wuxiapian, e invece... Nessun combattimento, solo un dramma amoroso appena accennato. La storia, molto semplice, è resa complicata dalle scelte narrative. Si sprecano flashback, strutture circolari e continui ribaltamenti della soggettiva. Fun Li, un abile combattente - lo intuiamo dall'inizio ma ne avremo la conferma solo alla fine -, passa tutto il suo tempo a bere (per dimenticare), e, costantemente ubriaco, trascura la moglie e il figlio e oltraggia il resto della sua famiglia con i suoi comportamenti offensivi. Dietro a questi tentativi nichilistici c'è un rapporto difficile con il padre e l'incapacità di assumersi le responsabilità della vita. Proverà a ravvedersi e a prendere il suo posto nella compagnia di spedizioni familiare, ma già la prima missione sarà fatale.
Pochi gli attori, poche le scenografie, ancora meno gli effetti speciali e moltissimo il lavoro svolto dalla macchina da presa. Un film povero, scritto in fretta e girato ancora più velocemente, sistemato alla meglio in fase di montaggio e di post produzione. La discendenza da The Storm Riders è evidente, soprattutto nell'uso irreale degli effetti digitali, anche se qui l'assenza di mezzi produttivi mette in luce solo le lacune. Le scenografie da western - il locale principale, come ogni saloon degno di questo nome, è teatro di lazzi e duelli - conservano invece un certo fascino, non inferiore a quello emanato dai bellissimi paesaggi innevati.
Il regista Bosco Lam è lontano dall'appellativo di autore: purtroppo in molte sequenze esterna ambizioni importanti. Il ritmo da videoclip (o da trailer), un montaggio iper-frenetico e una fotografia molto colorata (che sfrutta l'inusualità della neve per sottolineare i contrasti cromatici) non riescono a mascherare la pochezza e la rozzezza delle sequenze. Soprattutto quelle d'azione: il wire work è scarno, il cinetismo troppo esasperato e confusionario. Gli attori completano il disastro. Dave Wong, è imbambolato e poco credibile; Sonny Chiba è ieratico e autoritario quanto basta, salvo poi diventare la parodia di se stesso. Il rammarico maggiore è che si sarebbe potuto giocare di più su alcune sfaccettature psicologiche e non dilapidare in pochi fotogrammi tutti i colpi di scena. L'attenzione rimane viva fino alla fine, ma, quando le carte sono tutte sul tavolo, ci si rende conto di essere stati bluffati, e da un baro decisamente modesto.

Hong Kong, 2000
Regia: Bosco Lam
Soggetto / Sceneggiatura: Peter Cheung, Bosco Lam
Cast: Dave Wong, Gigi Lai, Sonny Chiba, Law Chung Ha, Lee Yu Yuen

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