"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Life After Life

Life After LifeRaymond Lam è un fotografo appassionato di astronomia che sta preparando una sfilata di moda di richiamo internazionale, con l'aiuto del Multivision, un nuovo sistema di proiezione di immagini e di una modella di nome Di Di. La sfilata prevede l'uso di alcuni burattini antichi, ma non appena Raymond ne entra in possesso, chiedendoli a una vecchina dal passato disastrato, incominciano a capitargli cose davvero strane. Perfortuna Di Di lo assiste, lo fascia e lo incerotta, infischiandone del fidanzato ufficiale e ricco e inconsapevolmente impegolandosi in un terribile e realistico déjà-vû...
Incominciando col dire che quello con George Lam piccoletto rubacuori è un filone cinematografico a sé stante con cui purtroppo ogni tanto bisogna fare i conti, Life After Life ha di buono i costumi, ricercatissimi, e tutta la parte che si occupa dell'opera cantonese e dei burattini, ma ha di cattivo tutto il resto. A partire dagli effetti visivi e sonori un po' insopportabili, perché insistenti e oggi datati (sintetizzatori anni ottanta, luci stroboscopiche, scariche elettriche degne di Tron, e scintille in ogni salsa possibile...). Per non parlare della trama, messa in chiaro nei primi cinque minuti e poi srotolata faticosamente per un'ulteriore oretta buona con pochissima fantasia a rimasticare i temi della reincarnazione e del soprannaturale. E non è che gli attori siano di qualche aiuto (il burattino lo è già di più, non contanto il fatto che dovrebbe essere uno e uno solo, e invece a ogni inquadratura ha sempre una faccia diversa...): come già detto, George Lam quando fa l'affascinante diventa una piaga, insopportabile, monolitico (ma vestito splendidamente!), intento solo a non rovinarsi la pettinatura; Patrick Tse è stantìo, e Flora Cheung sa di prototipo telecomandato di Carina Lau. Elementi interessanti qua e là ce ne sono (la scena iniziale per esempio colpisce, con quel buio e quel gran grido...) e il film non è (quasi) mai completamente ridicolo o inverosimile, ma tutto viene portato troppo per le lunghe non brillando né per originalità né per resa visiva o tecnica, e in più i flashback della vita precedente di George Lam, invece che di memorie di una vita fa, danno piuttosto l'impressione di avanzi di moviola che altrimenti sarebbero andati buttati. Come si fa a fare un intero film sull'idea sbiadita di un uomo che va via girato, con la giacca in spalla? Chiedetelo al regista di Life After Life!

Hong Kong, 1982
Regia: Peter Yung
Soggetto / Sceneggiatura: Peter Yung, Benny Tam
Cast: George Lam, Flora Cheung, Patrick Tse, Chun Wong, Lung Tin Sang

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