"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Life in Last Hour

Life in Last HourUn fortunato programma radio attraverso il dialogo con i suoi radioascoltatori cerca di infondere loro maggiore sicurezza e di migliorarne le vite. Con un po' di morale spicciola e tante citazioni filosofiche paternalistiche (a casaccio), i due disk jockey consigliano i loro fan sul miglior modo di affrontare le vicende quotidiane, alternando alle loro voci canzoncine allegre in grado di rafforzare chi è giù di morale, come Sam e Suki, due amanti il cui rapporto è in difficoltà. L'uomo è oberato dai debiti e la donna lo tradisce, e in un ultimo tragico incontro, lui - si considera un fallito - cerca di redimere la propria vita con un gesto estremo. O come i tre giovani protagonisti di un triangolo erotico ad alta tensione che rischia di culminare nel suicidio della ragazza più sensibile. Dopo aver aiutato i propri ascoltatori, lo speaker Tung si trova a dover fare i conti con la sua esistenza, tutt'altro che felice - una moglie separata che sta per volare in Canada dopo aver ottenuto la custodia del figlio e grossi problemi economici -, e con la crudeltà della vita che regala e toglie con la stessa mano.
Life in Last Hour dimostra tutti i limiti di chi, costretto a lavorare senza budget, si limita a svolgere il proprio compito senza lasciare il segno. La crisi che avanza: negli anni ottanta Ricky Lau girava horror comici di successo come Mr. Vampire, oggi non trova soggetti interessanti o progetti all'altezza del suo talento. Se l'idea di partenza è interessante, con diversi spunti di riflessione sulle casualità del destino, sulla preziosità della vita e sulle conseguenze delle proprie decisioni, troppo presto la pellicola svolta in un moralismo che tarpa ogni possibilità di sviluppo e di interesse. Attraverso la voce dei due deejay si palesano i pensieri degli autori, che offrono la loro visione pessimista. La presunzione di fondo e il tono pedante sono fastidiosi. Fuori tempo massimo e fuori luogo, Life in Last Hour è troppo semplicistico e senza idee precise della società attuale, banalizzata. Spacciato a torto come horror, il film è un drammone di poco conto: l'unico sobbalzo offerto allo spettatore è una struttura non lineare fatta di episodi che si incastrano e di flashback. Ma rimane tutto troppo chiaro, troppo preciso (compreso un finale che si rimangia, prevedibilmente, tutte le ipotesi precedenti), troppo insipido.

Hong Kong, 1999
Regia: Ricky Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Lee Man Choi
Cast: Hung Chiu Fung, Cheung Tat-ming, Angela Tong, Nancy Lan, Gabriel Harrison

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