Love and Passion

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Love and PassionMarito e moglie, follemente innamorati, sono separati dal padre di lui, industriale in crisi, che vorrebbe accasare il figlio con un'ereditiera che potrebbe salvarlo dalla bancarotta. La moglie devota si fa da parte e quasi senza volerlo inscena il proprio suicidio per spianare la strada al neo-vedovo. Il quale cede alle macchinazioni del genitore ma sprofonda nella depressione dell'amor perduto. Tanto da vagare, spesso ubriaco, spesso semplicemente spaesato, dalle parti dove vivono i suoceri, tra le cui braccia affettuose si è rifugiata la finta defunta. Una sera, sfinito, l'uomo crolla sul letto della moglie e durante il sonno lei si manifesta, leggiadra come un fantasma, per baciarlo. Al risveglio lui si insospettisce per le macchie di rossetto, fenomeno che si ripete un'altra volta prima che l'inganno venga svelato e che l'idilliaca situazione di partenza possa essere felicemente ricostituita.
In Love and Passion Wong Yiu, regista solitamente floreale e spensierato, abbandona gli abituali Connie Chan e Lui Kei e si rifugia sotto l'ombrello ombroso del mélo, genere come sempre ben interpretato da Nam Hung e Wu Fung, non a caso spesso insieme (Tear-Laden Rose su tutti) a rappresentare il lato tragico dell'amore. Già dal titolo cinese, che contrappone qing - rapporto tra padre e figlio - e ai - l'amore coniugale - si capisce quale sia il tema principale dell'opera, che analizza in maniera indiretta ma non blanda due tipi differenti di sentimenti familiari per celebrare la coppia, il nuovo nucleo, rispetto alla tradizione che comporta contemporaneamente sacrificio e ridicole rinunce.
Ma anche nella spietata Hong Kong del boom economico, dei cantieri in pieno sole e delle grandi opportunità, c'è spazio per un semplice ritorno all'emotività e al trasporto dei sensi. Tanto che il melodramma finge di trascolorare nella ghost story con latenti pulsioni erotiche. Love and Passion è un trionfo, anche quando è poco credibile, di una sceneggiatura barocca che anticipa in un colpo solo mille intuizioni (u)morali di tanti anni dopo: l'amor fou che nasce, muore e resuscita dalle sue ceneri non può non ricordare, in tutto il suo splendore, le melodiche orchestrazioni di Stanley Kwan e Chor Yuen, con tutti i necessari distinguo stilistici, oltre a cimenti di totale perdizione all'estremo, come, primo di tanti capolavori, Love and the City di Jeff Lau. Inutile poi citare i soliti Douglas Sirk o King Vidor per la forma fiammeggiante e sovraccarica di tensioni che si tangono infinitesimamente, né Shakespeare per una storia a metà tra fantasia e cruda realtà.
Wu Fung, dinoccolato e sensibile, e Nam Hung, dolce e appassionato angelo del focolare, e insieme a loro un esercito di validi caratteristi come spalla, rappresentano figure universali e facilmente riconoscibili in cui, anche a distanza di quarant'anni, in anticipo o in ritardo che si fosse all'epoca (basti pensare alle stesse pulsioni, ma sobriamente trattenute, viste in Springtime in a Small City di Fei Mu, anno di grazia 1941), ci si riconosce senza problemi di identificazioni o contesti o ambiti culturali. Wong Yiu riesce dunque, tassello chiave di un ipotetico mosaico cromatico della storia (nera) del melodramma, nel difficilissimo compito di sintetizzare in poco più di due ore un coacervo di passioni, di frenesie e di momenti di disperata e sconsolante alienazione. Il fatto che lo faccia dirigendo ogni aspetto della pellicola magistralmente non fa che aumentare stima e fiducia nei suoi confronti. Indiscriminatamente dalle sbavature e a prescindere dalle meravigliose imperfezioni.

Hong Kong, 1964
Regia: Wong Yiu
Soggetto / Sceneggiatura: Law Chi Hung
Cast: Nam Hung, Wu Fung, Ng Lai Ping, Lai Cheuk Cheuk, Lee Pang-fei

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