Love Is a Fairy Tale

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Love Is a Fairy TaleIl cinema medio di Hong Kong è sempre stato una spanna sopra gli altri. Questo film è l'eccezione che conferma la regola. La storia è costruita interamente sul personaggio interpretato da Aaron Kwok, idolo delle adolescenti alle quali il film è destinato (e consigliato). La storia è presto detta: un ragazzo che lavora in uno yacht club si innamora di una modella bella e ricca e cerca di conquistarnla. Una ricetta a base di sguardi sognanti, pensierini romantici, galanterie smielate e vezzi da innamoratini alle prime armi. Tutto qui, si chiederà lo spettatore meno smaliziato? Niente di più, eccetto la noia.
Perché un regista dovrebbe cimentarsi con un prodotto del genere? Lo spettatore smaliziato (sempre lui!) risponderà cinicamente: per soldi, non per altro. Ma dirigere un film senza storia può essere l'occasione per sperimentare e rendere frizzante la messa in scena. Può essere un modo per dimostrare la propria abilità. Sono tanti i film in cui l'assenza della storia è stata mascherata o nascosta da una buona mano dietro la macchina da presa. Kevin Chu (oltre a questo film al suo attivo il Cat. III My Wife's Lover dell'anno precedente) preferisce non rischiare nulla: la sua regia è piatta e impersonale, e la situazione è resa peggiore da una fotografia patinata e da un montaggio statico. Sorprende piuttosto la partecipazione alla sceneggiatura di Law Gam-fai, certo non il miglior scrittore di Hong Kong, ma quantomeno coraggioso autore di film come Gunmen (1988) di Kirk Wong o The Untold Story (1993) di Herman Yau. Incredibile che qualcuno, negli anni novanta, possa ancora pensare che qualche primo piano di visi carini sia sufficiente e possa sostituire storia e recitazione.
Aaron Kwok e Rosamund Kwan sono perfetti per le loro parti, ambedue inespressivi come il copione richiede. Al loro fianco una serie di macchiette cui vengono riservate poche pose e ancor meno battute. Ed è un peccato, perché il compagno di Kwok ha una faccia da schiaffi (in senso comico) come pochi e con maggiore coraggio lo si sarebbe potuto sfruttare degnamente.
Inquietante l'analisi dei dialoghi, da cui emergono come valori portanti il maschilismo, l'arrivismo più bieco e il voyeurismo. Aaron Kwok per tutto il film si comporta come un maniaco, spia la sua preda, la circuisce, la pedina, le entra in casa di soppiatto ma, anche quando viene colto in flagrante, riesce sempre ad ottenere il perdono della sua bella con un sorriso e una scossa al ciuffo ribelle. D'altronde lei è solo una modella, tutta immagine e niente cervello, come può serbare rancore al visino imberbe di un adolescente immaturo nascosto nel corpo da trentenne?

Hong Kong, 1993
Regia: Kevin Chu
Soggetto / Sceneggiatura: Law Gam-fai, Kevin Chu
Cast: Aaron Kwok, Rosamund Kwan, Gabriel Wong

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