"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Love Undercover

Love UndercoverA grande richiesta torna L.K. Fong, goffa protagonista di Dummy Mommy, without a Baby, sempre impersonata dalla scatenata Miriam Yeung. Se nel primo episodio la protagonista vestiva i panni di una modesta impiegata che si fingeva incinta per non farsi licenziare, in questo anomalo seguito indossa la divisa della polizia ed è costretta ad agire sotto copertura per incastrare Au Hoi-man, aitante figlio di un presunto pezzo grosso del mondo del crimine. Scelta per la delicata missione non perché particolarmente abile nel fare il suo mestiere, ma perché considerata dai suoi superiori - altrettanto inetti: pensano solo ai soldi, al cibo e a scansare gli incarichi difficili - una pedina sacrificabile (non ha amici, famiglia, affetti, né tantomeno un cucciolo da accudire...), L.K. ha un centinaio di minuti a disposizione per sovvertire l'ordine costituito e scatenare un putiferio. Ovverosia, detto in parole semplici, per far ridere il pubblico a suon di equivoci, incomprensioni e situazioni paradossali ai limiti della stupidità.
Joe Ma fa sbocciare la sua creatura Miriam Yeung e la lascia scorazzare libera come una zanzara, con licenza di pungere. La risposta della novella superstar è eccellente: senza attori di spalla e senza limiti al suo istrionismo, l'attrice è davvero scatenata. Uno Stephen Chiau in gonnella, anche se ancora acerbo e alle prime armi. Ma il metodo è lo stesso: un uragano di parole, spesso in aperta contraddizione con le immagini. La dialettica nonsense è il punto di forza della protagonista, che finalmente gioca meno a scimmiottare Sammi Cheng.
Joe Ma, a sorpresa, si conferma regista affidabile al box office, dopo l'exploit improvviso e non preventivato di Dummy Mommy, without a Baby e tante commedie di valore. La sua scommessa, vincente, è di puntare per l'ennesima volta su un cast giovane ma in ascesa (ben spalleggiato dai veterani Hui Siu-hung e Joe Lee), e aiutarlo a conquistare definitivamente il pubblico. Perché il richiamo agli anni ottanta che ha caratterizzato tutto il 2001 continua in Love Undercover, che punta esplicitamente a un bacino d'utenza allargato. Le situazioni mature, ma non troppo, proposte da Ma (che sceneggia con la collaborazione di Chan Wing-sun) sono universali e colpiscono il giovane e il meno giovane. Permettendo così a una pellicola solo apparentemente poco ambiziosa di diventare carta moschicida sia per i minorenni che per i più anziani.
Mai volgare, mai eccessiva, eppure dotata di un ritmo forsennato e formalmente curata ed elegante, Love Undercover è la perfetta commedia hongkonghese del nuovo millennio: presenta infatti nel suo patrimonio genetico tutti i connotati della comicità cantonese, fatta di contrasti e contraddizioni, di umorismo raffinato e popolare. Prende mille direzioni contemporaneamente, e alla stessa velocità le abbandona tutte per buttarsi a capofitto sulla più improbabile delle soluzioni, salvo poi calmarsi e razionalizzare nel finale per concedere il meritato epilogo romantico e ottimista. La gente ha voglia di ridere e il regista permette ai suoi spettatori di lasciarsi andare senza eccessi e di uscire dal cinema soddisfatti, accontentati su tutta la linea. Anche se una simile formula, matematicamente rigorosa, talora va a discapito dell'originalità.

Hong Kong, 2002
Regia: Joe Ma
Soggetto / Sceneggiatura: Joe Ma, Chan Wing-sun
Cast: Miriam Yeung, Daniel Wu, Wyman Wong, Eileen Cha, Sammy Leung

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