"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Metade Fumaca

Metade FumacaIl cinema di Riley Yip Kam-hung sembra sempre più un cinema della mancanza. I suoi personaggi sono alla perenne ricerca di un qualcosa che hanno perso, qualcosa che invade le loro esistenza senza tuttavia essere presente. Se nel caso di Love Is not a Game, but a Joke era la ricerca di una ragazza da parte di tre giovani, una sorta di gioco disperato, in questo Metade Fumaca il gioco si complica per assumere i toni del rimpianto. Punto focale e meta irraggiungibile è apparentemente sempre una ragazza. Mountain Leopard è un ormai non più giovane boss delle triadi che dopo aver passato trent'anni in Brasile trova la forza di tornare a Hong Kong. Con una pistola e una valigia piena di dollari si presenta in città carico di speranza, solo per scoprire che tutto è cambiato. Sulla strada per un night che conosceva - ma che ormai è stato chiuso - incontra un ragazzo stranulato che accoltella un uomo reo di aver infastidito una prostituta. Colpito dalla scena, Leopard insegue il ragazzo, Smokey, e gli chiede di aiutarlo ad uccidere una persona. Lo scopo del suo ritorno è infatti vendicarsi di un torto subito in gioventù, quando era una giovane promessa del sottobosco criminale. Nine Dragons gli aveva sparato alla schiena, lo aveva messo su una nave diretta in Brasile, dopodiché gli aveva pure fregato la ragazza.
Da qui prende il via una tragicomica avventura di dolore quotidiano, speranze disilluse e onirico disincanto. Una Hong Kong colorata e scanzonata che si rincorre nel tempo (con alcuni flash-back negli anni '60), mostrando quanto fragili e illusori siano i ricordi. Siamo noi dopotutto, sembra dirci Yip, a ricreare una nostra immagine del passato - secondo quanto ci aggrada - consapevolmente o meno. Come Leopard cerca di fermare il tempo con un parrucchino a coprire un accenno di calvizie, così la nostra mente fa di tutto per apporre la propria maschera trasfigurante a un tempo che ormai non abbiamo più modo di cambiare materialmente. Così Smokey, in cerca della propria identità, cura la madre - una prostituta - nella speranza che ricordi il nome, il volto o anche solo l'aspetto di suo padre. Se per Wong Kar-wai si trattava delle ceneri del tempo, qui Yip fa un passo indietro, esaminando la transizione, ciò che da solido si sbriciola, l'impalpabile vacuità del tempo - fumo nel fumo. Metade Fumaca è infatti saturo di fumo. Le spirali delle sigarette si contorcono quasi perennemente sullo schermo. Il fumo è ciò che impedisce alla madre di Smokey di ricordare il volto del padre. Fumo che si fa nebbia è ciò che riempie il furgoncino dal quale lui e Leopard spiano le mosse di Nine Dragons. Infine e soprattutto, una sigaretta è il tramite tra il presente e il passato - l'ultima cosa che lega Leopard alla ragazza che amava - una sigaretta mezza fumata, in bilico tra due epoche, in attesa di consumarsi.
Tratti di una dolcezza terrena, troppo terrena, si alternano ad accenni surreali che alleggeriscono i toni - si veda l'intera sequenza del furto del pianoforte, con quella pioggia improvvisa, e con Leopard e Smokey che si riparano sotto allo strumento, in mezzo alla strada. Un film che vive di sottili equilibri, di particolari che funzionano da specchi disvelanti alterne porzioni di realtà. Una pellicola a tratti struggente, che presenta una visione incantata e leggera della vita. Ma proprio per questo anche un film fragile, forse troppo facilmente preda dell'ispirazione momentanea del regista/sceneggiatore. E sulla lunga distanza purtroppo si inizia a vedere, con un finale tirato un po' troppo per le lunghe che - per quanto poetico - arriva qualche istante in ritardo (i finali si configurano allora come il punto debole della scrittura di Yip Kam-hung, visto che il difetto si acutizza nel pur successivo Lavender).
Una parabola imperfetta, dunque. Un po' come la vita.

Hong Kong, 1999
Regia: Riley Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Riley Yip
Cast: Eric Tsang, Nicholas Tse, Terence Yin, Jo Kuk, Shu Qi

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