"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Mongkok Story

Mongkok StoryWilson Yip sembrava destinato a diventare il tipico esempio di artigiano senza troppe ambizioni: per rilanciarsi si affida allo script di Kwok Wai-chung (voci di corridoio gli accreditano parte della regia), la cui idea di prendere di mira i miti dei giovani e dar loro una nuova visione del mondo delle triadi non è originale ma coraggiosa. Il budget a disposizione è irrisorio, gli artefici riescono però ad ottenere un attore di richiamo come Anthony Wong, e a metterlo a suo agio. Lone Lui è un boss codardo e spregevole, cui si contrappone la gang guidata dal valoroso Hing. Nel gruppetto di criminali entra quasi per caso un ragazzotto spaurito ma sincero, che imparerà sulla sua pelle cosa sia veramente il mondo dell'illegalità.
Lo spunto veramente efficace è lo sguardo dominante del protagonista, plasmato sullo spettatore giovane e influenzabile che ha appena visto al cinema Young and Dangerous e che ragiona come se fosse uno dei suoi protagonisti parlando solo di onore e coraggio. Il mondo è ben diverso dalla sua spettacolarizzazione cinematografica: non esiste valore che resista al potere del dio denaro e il sangue non è marmellata che si può lavare via come niente fosse. Lo scontro con la vita vera, e di conseguenza con i suoi lati peggiori come la violenza e la morte, porteranno il protagonista a maturare e a subire le conseguenze di ciascuna delle sue decisioni. L'invincibile Hing, in un bordello, all'improvviso scoppia a piangere, insegnando ai suoi ragazzi che anche lui è un essere umano e che nessuno è perfetto: «Solo dalle cose cattive si impara qualcosa di utile». La differenza tra verità e dicerie è enorme: ogni mito metropolitano viene narrato solo per essere smentito, non senza clamore, qualche inquadratura dopo.
La regia di Yip è solida e sfrutta alla perfezione una serie di volti poco noti ma ben adatti ai loro ruoli di anti-eroi. Grazie ad una serie di intuizioni molto ben congegnate l'abile mano degli autori ci porta a condividere la passionalità di questo bildungsroman e a maturare con il suo protagonista, costretto anche a subire un abuso sessuale. Caratteristiche portanti e ben riconoscibili: il continuo ricorso al fermo immagine, al flashback e l'uso ossessivo della citazione come espediente meta-cinematografico. Senza retoriche il film cede alla tentazione di menzionare il seminale A Better Tomorrow e subito dopo El Mariachi. Senza dimenticarsi dei manga, veri e propri cult giovanili e primo approccio al mondo giapponese per numerosi ragazzi a caccia di nuovi miti.

Hong Kong, 1996
Regia: Wilson Yip
Soggetto / Sceneggiatura: Kwok Wai-chung
Cast: Edmond Leung, Anthony Wong, Roy Cheung, Choi Hiu Yee, Lok Dat Wa

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