Mortuary Blues

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Mortuary BluesUn'isola funestata da una antica maledizione - un morto assassinato che dopo trecento anni cerca vendetta -, protetta da tre poliziotti incapaci, convinti chissa come che il posto sia un ricettacolo di droghe e crimine, abitata da paesani ambigui, con più di un segreto da nascondere, e invasa da un troupe d'opera di seconda mano, la cui presenza potrebbe scacciare il male ancora recondito. Tutto fila più o meno liscio fin quando, sulle tracce di un fantomatico tesoro, tre membri della troupe risvegliano lo spirito defunto e, aiutati dai tre tutori dell'ordine, si prendono le loro responsabilità e decidono di rispedire per sempre nell'aldilà la minaccia ultraterrena.
Mortuary Blues è una fanta-commedia stravagante, con sfumature horror-superstiziose insistite - e talvolta molto valide: si veda l'inseguimento subacqueo del demone dai capelli bianchi -, fondamentalmente caratterizzata da una comicità grossolana, brutalmente rozza ma continuativamente efficace. Si riconosce subito nel marasma di citazioni e tendenze - l'inizio fa il verso a The Spooky Bunch, poi si prosegue con un tutti contro uno tipico dei vari The Haunted Cop Shop - la mano scorretta (ma salda) di Jeff Lau, ancora legato agli ultimi residui degli anni ottanta e a quel cinema popolare e fracassone sempre divertente, nonostante l'inaccessibilità culturale - e i sottotitoli non colmano il gap - di tante gag. In Mortuary Blues il regista valorizza genialmente un cast di semi-ignoti (l'eroe assoluto è il regista Corey Yuen, anche stunts coordinator e produttore; tra i comprimari c'è il volto scavato del compositore Lowell Lo, che ricorda l'isteria comica dello Tsui Hark attore), capitanati dalla strepitosa bruttona stagionata Sandra Ng, impareggiabile racchia dotata di spirito auto-denigratorio. Il grande ritmo è dovuto alla fluidità delle scene avventurose - ispirate ai film con Indiana Jones -, dagli effetti speciali pacchiani e dai continui cambi di ritmo - in pratica mille parentesi aperte a sé e non necessariamente richiuse - e genere; in una cornice ovviamente demenziale e irrispettosa, persino razzista e sessualmente maniacale. Il finale fuori controllo - forse un po' troppo dilatato e confuso - completa il minestrone con richiami alla tradizione (storica e teatrale) e combattimente serrati molto ben coreografati.

Hong Kong, 1990
Regia: Jeff Lau
Soggetto / Sceneggiatura: Jeff Lau
Cast: Corey Yuen, Sandra Ng, Lowell Lo, Sheila Chan, Alex To

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