Moving Targets

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Moving TargetsWong Jing non tradisce le attese di un periodo di grazia celestiale e con Moving Targets sfodera quel noir commerciale che potenzialmente gli appartiene senza difficoltà. Nel giro di un paio d'anni un appannato artigiano appesantito da un passato ingombrante e senza più le idee sprezzanti che lo avevano reso celebre riesce a recuperare lo smalto degli anni migliori e a mettere in fila ottimi film medi, pellicole di sano spessore popolare che incontrano gusti del pubblico e esigenze economiche di un box office ancora asfittico. Come la memoria ricorda ogni fonte, qualsiasi spunto utile va sfruttato pur di ricavarne del materiale da rivendere a caro prezzo: qui è una vecchia serie televisiva, Police Cadet, tanto cara al pubblico del piccolo schermo, affezionatosi ad eroi in fieri come Tony Leung Chiu-wai e Carina Lau e a emozioni a metà tra la melassa della soap e la tensione del poliziesco. Gli stessi brividi scorrono sottopelle nella controparte maggiore, che al contempo riesce a citare, rimaneggiare e violentare mille e più riferimenti, dal (forse fin troppo) simile Colour of the Truth - ed è un'autocitazione - a blockbuster di tendenza come Gen-X Cops o i tre Infernal Affairs.
Anche qui ci sono dei ragazzini difficili che prendono la strada della giustizia e senza troppo indugiare indossano l'uniforme e impugnano la pistola pur di assicurare alle patrie galere il pericolo pubblico numero uno, una coppia di fratelli spacciatori tremendamente astuti. Contro di loro un intero corpo di polizia, capitanato da un ispettore dal passato losco e dagli atteggiamenti ambigui, da un collega altrettanto viscido, affossato dalle sue stesse incontenibili ambizioni, e da una insipida donna poliziotto che serve solo come marionetta amorosa in un conflitto generazionale. Lo spirito dello sceneggiato ritorna sotto forma di colpi di scena, tradimenti, parentesi rosa e continui spostamenti di pedine e posizioni sulla scacchiera bianconera del bene e del male.
Opera solida, morale, che riprende gli stilemi del classicismo cantonese - il rapporto padre-figlio, analizzato in maniera non scontata attraverso ben quattro punti di vista differenti - e lo infonde di quella vitalità sanguigna tipica dell'azione di metà anni '90, quando il rispetto sistematico per omicidio e rapporto causa-effetto erano privilegiati a discapito di correttezza politica e spersonalizzazione dello stile. In poche parole, con Moving Targets tornano i fasti del cops and robbers ad alta gradazione spettacolare. Inevitabilmente, in una moltitudine di star - plauso a un Edison Chen ombroso, chiaroscurale, estremamente borderline, che offusca il fascino da ribelle maudit del redivivo Nicholas Tse, nuovamente nei panni dell'eroe duro e puro - e personaggi, qualcuno passa involontariamente in secondo piano (Gillian Chung, tanto carina quanto inutile) o è scritto male (gli amici Hu An e Roy Chow, impalpabili e privi di una vita propria). Ma in una cornice brillante e ben oliata si tratta davvero di un peccato veniale.

Hong Kong, 2004
Regia: Wong Jing
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Nicholas Tse, Edison Chen, Simon Yam, Gillian Chung, Ken Tong

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