"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

My School Mate, the Barbarian

My School Mate, the Barbarian Wong Jing, come sempre prolifico tuttofare - qui sceneggia, produce e dirige - sceglie di condividere il suo trono, intelligentemente, eleggendo a co-autore uno dei registi emergenti più interessanti del momento, Billy Chung. In My School Mate, the Barbarian i due riescono a trovare il giusto compromesso tra genialata e cretinata, tra serio e faceto. La pellicola è qualcosa di più di un aggiornamento del filone anni '80 delle scuole selvagge in chiave hi-tech e videoludica: sfruttando la sua attitudine, mai doma, per il grottesco, per il citazionismo e per la farsa sbracata, Wong mette in scena uno strano miscuglio di generi e umori. A metà tra School on Fire, Animal House, Fight Back to School e Classe 1984: in un liceo malfamato gli studenti sono liberi di scorazzare, picchiarsi e più in generale di fare quello che gli passa per la testa, senza che gli adulti abbiano l'autorità per intervenire. Un nuovo studente, Edward, un riccone iscritto per sbaglio all'istituto, classico pesce fuor d'acqua, scopre sulla sua pelle una antica usanza del luogo, tramandata di generazione in generazione, che obbliga gli studenti a regolare ogni contesa su un ring improvvisato in un'aula dell'ultimo piano.
La trama non è la parte migliore dell'opera, anzi. A fare la differenza è il modo in cui vengono affrontati i temi: messa da parte ogni velleità di exploitation Wong e Chung disegnano una splendida caricatura della scuola e dei suoi abitanti. I giovani sono marionette plagiate dai media (i videogiochi, la televisione, i fumetti) e privi di controllo, salvati paradossalmente dalla correttezza politica (per una volta a buon fine) di facciata. Stravincono i buoni sentimenti - l'amicizia, la fiducia e il rispetto - unici valori che contano davvero e in ogni frangente; la morale, se affermata in maniera (solo apparentemente) sconclusionata, sembra avere più valore. Accade tutto e il contrario di tutto, la stupidità diventa sintomo di intelligenza e di risveglio dall'apatia catodica. Dal punto di vista tecnico le maggiori sorprese. La regia continua a variare ritmo e stile, alternando con nonchalance ralenti e step-framing, flashback e accelerazioni (comiche). Quando poi la palla passa a Ching Siu-tung predomina l'azione degli splendidi combattimenti corpo a corpo, con un uso del wire work elegante e al tempo stesso oltraggioso. L'iper-realismo non può mai essere scambiato per verosimiglianza: l'uso del corpo degli attori come effetto spettacolare è in tal senso tra le cose migliori viste ultimamente nel cinema d'azione. Nota a margine, la produzione si è giovata di uno scandalo giudiziario che ha visto protagonista la popstar Joey Yung, la cui foto sulla locandina è immediatamente stata spostata dalla seconda alla primissima fila.

Hong Kong, 2001
Regia: Wong Jing, Billy Chung 
Soggetto / Sceneggiatura: Wong Jing
Cast: Nicholas Tse, Stephen Fung, Joey Yung, Samuel Pang, Ken Chung

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