"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

My Sweetheart

My Sweetheart Hui-ling torna a Hong Kong dopo aver studiato all'estero. Lo zio le mette a disposizione la ditta di famiglia, la I-Hua, con un importante incarico, soffiare un cliente danaroso ai rivali di sempre. Questi ultimi sono padre, taccagno, e figlio, fidanzato con una cantante, che è poi la sorella di un promettente creativo della I-Hua, Chi-hung, forse l'unico, grazie alle sue idee moderne, in grado di concludere l'affare. Ma Chi-hung nel frattempo frequenta con successo Hui-ling che non gli ha ancora rivelato la sua posizione.
My Sweetheart è una commedia sentimentale ingenua, vezzosa, che tutto sommato non sfrutta al meglio le possibilità brillanti del copione, decidendo di puntare soprattutto sul cast. Una scelta non del tutto azzeccata, ma neanche troppo penalizzante, visto il piacevole risultato finale. La premiata ditta Luk Bong (regista) / Poon Fan (sceneggiatore) torna sul luogo del delitto, dopo Mother Wants Me to Get Married, stesso anno, stesso canovaccio - commedia degli equivoci con gag grossolane - e stesso spirito giovanilistico. Unica differenza è la primadonna, lì era Josephine Siao, qui è Connie Chan, entrambe dive amatissime dalle teenager. Elementi portanti: confezione spartana, regia non particolarmente personale, spunti comici ai limiti dell'improvvisazione, tanti momenti musicali in cui gli attori cantano e un cast nettamente diviso tra i protagonisti, sempre seri e compassati, e le spalle comiche. Fortunatamente i complotti economico-industriali, narrati fin troppo specificatamente - specchio di una società commercialmente fiorente -, non inaridiscono il contesto né lo rendono meno godibile.

Hong Kong, 1969
Regia: Luk Bong
Soggetto / Sceneggiatura: Poon Fan
Cast: Connie Chan, Kenneth Tsang, Helena Law, Cheung Ching, Sam Sam

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