"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

Na Cha the Great

Na Cha the GreatNa Cha è il dispettoso e disobbediente terzogenito di un governante. All'educazione classica e al rispetto filiale preferisce di gran lunga la strada, dove può respirare un'insperata libertà. Durante i suoi vagabondaggi, finisce con l'incappare in reiterate ingiustizie ai danni della popolazione, e nella sua ingenuità iniziale si fa strada un barlume di coscienza sociale. Si scontrerà con le guardie e persino con due semidei marini, Yecha Li Gen e Chen San, che hanno assunto sembianze umane per spadroneggiare tra i mortali. Sconfiggendoli, scatenerà le ire sia dei governanti sia di Ao Guang del mare dell'est, che reclamerà la sua vita per compensare la perdita dei parenti. Fieramente, senza paura, Na Cha si sottomette alla decisione del dio marino, che minaccia di spazzare via la città di Chentang Gate con una bufera se il giovane non si toglierà la vita di sua sponte. Per la popolazione tutto sembra perduto, ma l'immortale Taiyi della montagna Qian Yuan ha messo gli occhi sul coraggioso eroe, che si reincarnerà tramite un leggiadro fiore di loto...
Le radici della storia di Na Cha si perdono tra le leggende fondative della civiltà cinese; nato 3000 anni fa, si impegnò per salvare le masse contadine dagli Tsou, perfida e dispotica dinastia regnante che non esitava a ricorrere a campi forzati e ruberie pur di mantenere il potere. Fonte inesauribile di radicali riletture (esiste anche una bella riduzione animata realizzata nel 1979 in Cina, Nezha Conquers the Dragon King), la versione istoriata da Chang Cheh si distingue per la ribalderia degli accenti - tra il pop e il populista -, la disordinata estasi narrativa, la colorata inventiva scenografica e la dissennatezza degli effetti non molto speciali. Una scellerata purea di ellissi (gli episodi che si susseguono senza una precisa scansione temporale) e sproloqui (costanti che si ripetono in diverse sfumature) che non esita a dispiegare tutti i possibili parafernalia della comunicazione pur di inchiodare i sensi dello spettatore alla allucinatoria visione: gli ammennicoli kitsch che costellano la maturità dell'eroe (dalla lancia sputafuoco alle rotelle volanti, fino all'immancabile dragone plasticoso!), il sostrato di reincarnazioni mistiche, il mitologema del sacrificio catartico, i siparietti da commedia giovanile, con il protagonista che trasgredisce alla sorveglianza paterna, fino agli spavaldi gigioneggiamenti di Alexander Fu Sheng, qui senza remore né regole. Una duttilità anarchica di fondo (sovraimpressioni, dissolvenze, disegni sulla pellicola) solo parzialmente sminuita da un incedere meditativo che spesso scade nel letargico; ma il ritmo non manca, con accelerazioni subitanee in vista di scontri e duelli, leziosamente orchestrati come esempi di traboccante danza sperimentale, tra coreografie barocche e dispiegamento fisico.
Na Cha the Great stupisce insomma senza convincere: a fine visione rimangono ben impressi i limiti di budget, l'inconcludenza sceneggiativa e la disomogeneità strutturale. Il che non preclude il divertimento.

Hong Kong, 1974
Regia: Chang Cheh
Soggetto / Sceneggiatura: Chang Cheh, Ni Kuang
Cast: Alexander Fu Sheng, Yuen Man Tzu, Fung Hak On, Lee Wan Chung, Fung Ngai

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