"You can leave Hong Kong, but it will never leave you."

New Tenant

New TenantAnthony Wong, uno degli attori più importanti di Hong Kong, mette in piazza con New Tenant le sue aspirazioni autoriali, componendo nella pellicola un delicato mosaico fatto di piani paralleli e generi che si tangono appena. Difficile catalogare in modo netto l'opera, che inizia come un horror surreale, sulla falsariga del lavoro di un Roman Polanski, e che presto acquista in leggerezza, diventando gradualmente sempre più partecipe delle vicende dei due protagonisti e del loro rapporto, assumendo come dominanti i toni della commedia sentimentale. Storia semplice e al tempo stesso complessa: pochi personaggi che interagiscono in primo piano, diversi livelli narrativi (e una certa tortuosità della sceneggiatura) che complicano le cose. Alan è appena stato dimesso da un ospedale psichiatrico diretto da un dottore quantomeno singolare, ai limiti del fanatismo religioso. La casa che l'uomo affitta è desolata, ma a un certo punto la lancetta dell'orologio torna indietro di dieci anni e catapulta lo sventurato nella vita dei precedenti abitanti dell'appartamento; nessuno vede Alan, ad eccezione di una ragazza, Dolphin, che invece ne sente solo la voce. Nel contesto si inserisce un inquietante antropologo che vuole sposare Whale, la sorella di Dolphin, ma che a un certo punto diventa il principale sospettato della scomparsa della fidanzata.
L'andamento veloce e l'intonazione agrodolce rendono la pellicola omogenea, e la fanno puntare con decisione su accenti grotteschi, pur non mancando di alcuni momenti prevalentemente orrorifici. Alcune sequenze oniriche vedono protagonista un Anthony Wong mascherato e urlante come nel peggior incubo dipinto da Münch, altre inquadrature sfruttano bene la soggettiva per inserire gli interpreti in un contesto macabro. Non escludendo alcuna possibilità - i misteri che abbiamo visto sono reali o semplici allucinazioni? -, il discorso rischia di rimanere incompiuto. Un senso di imperfezione acuito dal finale non lineare, appena abbozzato. La mano di Wong è lieve e ispirata, anche se il risultato non convince del tutto. I temi trattati sono tutt'altro che banali, e la pellicola soffre probabilmente proprio di un'eccessiva ricchezza. Si spazia dalla morte alla memoria, passando per teorie fisiche e antropologiche, nell'analisi della psiche umana e delle sue potenzialità. Ma anche delle sue deviazioni, di quelle inclinazioni che dividono l'uomo normale dal criminale o dal pazzo. Indovinati gli intermezzi farseschi, capaci di alleggerire la tensione. Validi anche i comprimari: inattesa la prova matura della simpatica Dolphin Chan, attrice di cui Anthony Wong era invaghito, cui il regista ha offerto la parte pur di mettersi in buona luce.

Hong Kong, 1995
Regia: Anthony Wong
Soggetto / Sceneggiatura: Anthony Wong, Tony Leung Hung-wah, Lau Wing Kin
Cast: Anthony Wong, Dolphin Chan, Parkman Wong, Lawrence Ng, Yip Wing Cho

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