Nightmare Zone

Scritto da Matteo Di Giulio. Postato in FILM

Nightmare ZoneTre episodi compongono uno degli horror meno inquietanti del recente cinema hongkonghese. Si comincia con una ragazza, May, appena tornata dagli States, tormentata da incubi e insonnia. Una notte, presa dallo sconforto e dal malessere, non trova di meglio da fare che chiamare il proprio vecchio numero di telefono, per pura curiosità: le risponde a sorpresa una voce simile alla sua che dice di essere lei. Scossa dal dubbio e psicologicamente trasformata - ora è aggressiva e scostante -, May decide di farsi aiutare dal compagno e indagare nel vecchio edificio dove un tempo abitava. Si prosegue con una coppia di coniugi distrutta moralmente dalla perdita del loro primogenito e dall'impossibilità di avere un altro figlio. In un palazzo fatiscente moglie e marito perdono gradualmente i lumi della ragione, scatenando prima l'ira e poi la paura dei vicini di casa, tra cui un'anziana signora pettegola che a furia di provocare la coppia scatena un putiferio. Chiude alla meno peggio la vicenda di un assicuratore che continua a sognare di essere stato ucciso, in una vita precedente, poco prima di fuggire con la donna amata. Ritrova la protagonista del sogno, un medium fasulla che inganna i clienti e che senza volerlo spinge la fidanzata dell'uomo a lasciarlo, e cerca di farsi aiutare a fare luce sul proprio passato remoto.
Nightmare Zone ha il dubbio pregio di non riuscire a dispensare il benché minimo brivido, in nessuna delle sue tre incarnazioni. I primi due frammenti sono molto corti e raggiugono a malapena i requisti di durata di un cortometraggio, il terzo, vista l'esilità della storia, eccessivamente lungo con i suoi cinquanta interminabili minuti. Il secondo episodio è tutto sommato il meno noioso, quello meglio strutturato, con attori minimamente in parte e una discreta fotografia. Ma nessuna delle tre frazioni è veramente horror: sono più dei drammoni poco chiari - e assurdamente gli epiloghi lasciano aperti gli interrogativi invece di fornire delle risposte, anche solo apparenti o intuibili - mascherati, nella forma, non nella sostanza, da thriller soprannaturali. La mancanza di idee, di interpreti adeguati (in pratica sono solo volti di secondo piano e caratteristi come Emily Kwan, Wayne Lai e Emily Kwan, starlette la cui carriera è in fase di stallo come Yvonne Yung e vecchie glorie invecchiate male come Max Mok), di pecunia e di un contorno tecnico in qualche modo in grado di arginare le numerose lacune fa sì che un film già in partenza modesto si trasformi in un mediocre festival della banalità, una lenta agonia per lo spettatore, costretto a trattenere sbadigli sin dalle prime inquadrature, nella vana attesa di un colpo di scena che non verrà mai.

Hong Kong, 1998
Regia: Lee Yuk Jan
Soggetto / Sceneggiatura: 
Cast: Max Mok, Yvonne Yung, Wayne Lai, Helena Law, Emily Kwan

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